I "big data" per combattere il traffico e l'inquinamento
"La tecnologia da sola
per le code non basta"
MAURO SPIGNESI


Le telecamere catturano le immagini di infinite file lungo autostrade e strade cantonali che poi finiscono in un unico elaboratore dove confluiscono anche i dati (anonimi) dei telefonini accesi dentro le auto. Attraverso software dedicati si calcola così l’intensità della circolazione e si riesce anche a indirizzare i flussi lì, dove c’è meno carico veicolare. Un alleggerimento che sottrae dunque traffico e di conseguenza inquinamento. Grazie ai "big data", cioè lo scambio e l’elaborazione di informazioni in tempo reale, è possibile rendere più fluida la circolazione dal 10 sino a 51 per cento, come ha calcolato uno studio effettuato l’anno scorso in zone piuttosto trafficate della Cina da un’equipe di esperti dell’Accademia delle scienze di Guiyang. "Ma anche in Svizzera ci sono esperimenti di questo tipo a Ginevra, Friborgo e Montreux. Anche se il primo è stato fatto 20 anni fa in Belgio", spiega il professor Giuseppe Pini, direttore dell’Osservatorio della mobilità di Ginevra e docente di geografia dei trasporti all’Università di Losanna.
L’uso di "big data" per migliorare il traffico è al centro di una mozione al governo del deputato Marco Passalia (Ppd) che chiede di introdurre uno strumento che sfrutti la tecnologia per "ottimizzare la mobilità cantonale".
Attualmente il Ticino, come è emerso nel rapporto annuale sulla mobilità del Dipartimento del territorio, ha cinque snodi - e cioè Grancia, Maroggia, Chiasso,  Monte Ceneri e Bellinzona - dove il traffico giornaliero medio varia da 49mila a 74mila auto. Dunque una mole enorme che non sempre le strade riescono a smaltire e in certe giornate basta anche un semplice tamponamento o una vettura in panne per mandare l’intero sistema in tilt. "Il problema del Ticino - spiega Giuseppe Pini - è che ormai ha raggiunto la saturazione. Circa 60mila auto di frontalieri, più quelle dei residenti e in molti periodi dell’anno quelle di chi attraversa il cantone per andare in vacanza al sud, rendono la situazione cronica". Insomma, per Pini la tecnologia non può fare miracoli.  Può sicuramente aiutare, ma servono anche le infrastrutture. "Perché - spiega il docente di mobilità - se si elaborano i dati e risulta che in un certo punto c’è troppo traffico e bisogna dirottarlo, faccio un esempio, in una strada cantonale, questa in breve tempo sarà congestionata. In pratica si sposterebbe il problema senza risolverlo".
I tentativi, tuttavia, vanno fatti. Anche perché, e lo sa chi è costretto ad usare l’auto ogni giorno per spostarsi, la situazione in certi orari è al collasso. "Sfruttando i dati - spiega Pini - si può tuttavia aiutare l’automobilista, magari consigliandogli le ore migliori in cui mettersi in viaggio, avvertendolo che se imbocca quella certa strada il tempo di percorrenza si allunga, se invece sceglie l’autostrada, sempre per fare un altro esempio, aumenta il rischio di restare a lungo in fila. La tecnologia è utile, ma servono strade alternative, svincoli, sensi unici, piani delle viabilità". Secondo Pini, invece, "in Svizzera non c’è stato un equilibrio nello sviluppo dei trasporti. C’è sempre stata una inutile contrapposizione tra auto e treno o bus. Fra strada e ferrovia. Tanto che oggi abbiamo le autostrade intasate e non ci sono arterie alternative".
"Quello che io chiedo - spiega al Caffè Marco Passalia - è che l’amministrazione pubblica sfrutti maggiormente la propensione alla digitalizzazione per cercare di risolvere problemi concreti come il traffico e l’inquinamento. Magari cercando anche partner tra le aziende di telefonia per tracciare i dati ed elaborarli".

m.sp.
29.10.2017


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