Il ministro Beltraminelli spiega i retroscena del caso Argo
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"Sì, ho chiesto io
la verifica su Morini"
STEFANO PIANCA


In direzione abbiamo ricevuto un’informazione che il signor Morini era invalido in Italia…". Spiega così, al Caffè, il ministro Paolo Beltraminelli l’origine delle verifiche sull’ex agente di Argo1, il supertestimone Morini.
Da chi avete ricevuto questa informazione?
"È arrivata un’informazione. È uguale da chi. Ma se una persona è invalida all’estero e lavora qui non è un fatto irrilevante. Dopo averlo saputo, cosa ho fatto? Ho chiesto ai miei collaboratori, nello specifico all’Istituto delle assicurazioni sociali, se risultava loro questa invalidità. Anche perché esiste una collaborazione tra Svizzera e Italia sulle assicurazioni sociali. Si parlano. Non sono due mondi separati".
Dopodiché avuta la risposta dall’Inps come ha proceduto?
"Ricevuta la verifica scritta dall’Italia l’ho spedita al procuratore generale John Noseda e ai miei quattro colleghi di governo".
Ma il fatto che l’ex agente di Argo avesse questa rendita non era irrilevante? Era necessario informare il governo?
"Adesso se uno trasmette qualcosa non va bene, se invece non lo trasmette non va pure bene. Ognuno faccia le sue valutazioni. Arrivata la notizia su Morini è stata verificata e trasmessa. Nulla più".
Quindi, per sgombrare il campo dagli interrogativi, lo Ias non ha passato sotto la lente tutti gli ex agenti di Argo?
"Capisco la domanda, ma ho l’impressione che qualcuno pensi che ci sia da parte mia, o dei miei collaboratori una caccia alle streghe. Guai! I fatti sono molto semplici è stata solo una verifica su un’informazione".
Nel Dss ci sono però stati altri passi falsi. Ad esempio lo scorso giugno c’è stato un incontro alla presenza del suo capodivisione Renato Bernasconi per chiarire la famosa caparra offerta da Argo alla funzionaria Carmela Fiorini e al suo compagno, il presidente ppd Fiorenzo Dadò. Non è grave che lei ne sia stato tenuto all’oscuro?
"Bisogna pensare che il caso Argo risale a 3 anni fa, Renato Bernasconi è arrivato dopo ed è una persona che si assume le proprie responsabilità. Bisogna capire come è costruita la scala gerarchica del Cantone. È un po’ come a militare. Ad ogni livello ognuno ha delle responsabilità e ciò significa fare delle verifiche oggettive. Lui lo ha fatto e, da come lo conosco, ha agito in modo molto dettagliato e minuzioso. Del resto è giunto alle stesse conclusioni del procuratore Noseda. Come è nelle competenze di un capodivisione, Bernasconi ha agito secondo scienza e coscienza. Questo impone la costruzione gerarchica dello Stato".
Invece, fuor di gerarchia statale, il suo presidente, il ppd Dadò non le ha detto nulla dell’incontro. Come mai?
"È una scelta sua. Che non commento".
Ma lei era all’oscuro anche dell’email che sempre il capodivisione Bernasconi ha inviato a Securitas per chiedere di non impiegare un ex agente di Argo…
"Questa è stata un’ingenuità. Lo difendo in tutto, ma dal momento che il nome dell’agente era uscito, se un controllo sull’idoneità era corretto, nei modi lo doveva decidere l’agenzia di sicurezza. Lo scopo è che nei centri lavorino delle persone irreprensibili. L’email di Bernasconi, che può lasciare adito a malintesi, è stata, ripeto, un’ingenuità".
spianca@caffe.ch
29.10.2017


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