Altri retroscena sul caso Argo1 e sul ruolo di Beltraminelli
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La "Soffiata di Stato"
passata dal ministro


L’anticlone garantisce ancora bel tempo. È la mattina di lunedì 16 ottobre, ma a dispetto delle dinamiche meteorologiche, sulla Bellinzona politica si sta per abbattere un temporale. L’ennesimo nonostante il cielo azzurro. La calma è da settimane solo apparente, perché lo scandalo Argo1 sta facendo traballare ormai da tempo partiti, politici e soprattutto la macchina amministrativa dello Stato.
È la mattina di lunedì 16 ottobre. Argo1, una vera maledizione politica, si sta arricchendo di un nuovo capitolo.
Sugli indirizzi di posta elettronica dei consiglieri di Stato arriva una email. Ma arriva solo ai ministri Vitta, Gobbi, Zali e Bertoli, che è pure presidente del governo. Nulla all’indirizzo di Paolo Beltraminelli, il ppd a capo del Dipartimento della socialità e della sanità. Nulla al suo indirizzo, per il semplice fatto che quell’email è partita proprio dai suoi uffici di direzione. Detto altrimenti, il mittente di fatto è lui, la sua direzione. Non c’è il suo nome, ma per i quattro colleghi di governo è come se ci fosse.
Sulla email qualche scarna parola, formule verbali di cortesia e un allegato. Due paginette fitte fitte. Scritte in un burocratese tipico della macchina amministrativa italiana. Dall’e-mail si capisce che quell’allegato arriva dallo Ias, ovvero l’Istituto della assicurazioni sociali, il terzo ambito di competenza del Dipartimento di Beltraminelli, dopo la sanità e la socialità. Assicurazioni sociali, vale a dire tutto ciò che riguarda pensioni, assicurazioni malattie, infortuni, invalidità...
Torniamo all’allegato. Arriva, è vero, dallo Ias ma è un documento redatto dall’Inps di Como, cioè l’istituto di previdenza sociale, una sorta di omologo del ticinese Ias. E leggendolo, sin dalle prime righe si intuisce che le informazioni contenute sono in risposta a precise domande giunte a Como dallo Ias di Bellinzona.
In testa alle due pagine dell’allegato c’è il nome e il cognome di quello che ormai per tutti è il super teste dello scandalo Argo1. Mario Morini, un cinquantacinquenne ex agente di Argo1 che, prima ai sindacati, poi alla magistratura e infine alla trasmissione della Rsi Falò (era qualche settimana fa) ha raccontato le modalità di lavoro di Argo1. Salari in nero, orari impossibili, organico sottodimensionato rispetto alle necessità. Questo ha detto.
Questo ha detto e su di lui, una volta comparso sugli schermi tv, si è abbattuta la maledizione di Argo. Ha parlato senza peli sulla lingua anche con il Caffè, tre giorni dopo quell’apparizione pubblica. Quasi una pagina di giornale per precisare e aggiungere altri particolari alla sua denuncia. Poi il suo legale, Mario Branda, gli ha consigliato il silenzio. Ma nonostante la stabilità dell’anticiclone, su Morini in questi giorni si è abbattuta più di una tempesta.
È accaduto che qualcuno infastidito (infastidito è dir poco, infuriato sarebbe più opportuno), infuriato per le sue pubbliche rivelazioni abbia fatto circolare alcune informazioni su di lui. E chi - forse - se non qualcuno che con lui aveva lavorato?! Chi se non qualcuno che sapeva della sua piccola rendita di invalidità percepita in Italia, a Como appunto, da dove proviene. Ma da tempo abita in Ticino.
Una piccola rendita, duecento ottanta euro al mese, ma che non avrebbe dovuto percepire, così parrebbe, se avesse dichiarato all’Inps i suoi redditi in Svizzera. Quelli con Argo1 per esempio.
Ecco, è questo piccolo scheletro nell’armadio di Morini a causare la maledizione che in questi giorni si è abbattuta anche su lui.
Qualcuno si ricorda delle sue carte previdenziali, delle sue cose assicurative... - chi se non qualcuno che lo conosce bene e che presumibilmente con lui ha lavorato?... - e fa arrivare al "Palazzo amministrativo e politico" di Bellinzona l’informazione. Un’informazione certamente balbettata, ma quanto basta per mettere in moto la macchina. Politica - amministrazione statale. E viceversa. Amministrazione statale - politica. Le cose vengono fatte per bene. Lo Ias prende contatto con i colleghi dell’Inps di Como. E - stando a quelle righe fitte fitte dell’allegato ricevuto la mattina del 16 dai ministri colleghi di Beltraminelli - stando a quelle righe, da Bellinzona all’indirizzo dell’Inps sono state inviate precise ma precise domande. Circostanziate, direbbe un burocrate. Strategiche, scriverebbe un giallista. Perché chi le ha redatte già conosceva quale sarebbe stata la sostanza delle risposte dall’Italia.
E così è stato. Una rendita di pochi euro ma indebita. Indebita perché lo Ias, a piede delle due paginette giunte dall’Italia, ha inserito una tabellina indicando quanto ufficialmente Mario Morini ha percepito in Svizzera negli anni. Dal 2013 al 2016.
La maledizione di Argo1 si è abbattuta su Morini la mattina del 16 ottobre sotto un cielo azzurro. Ma era solo calma apparente, appunto! Quell’email partita dalla direzione del Dipartimento di Beltraminelli - da tempo azzoppato dallo scandalo perché la gestione dei centri e quell’incarico milionario dipende dai suoi funzionari - scatenerà l’ennesima tempesta. Non passa infatti un giorno che lo scheletro nell’armadio di Morini finisce sulla prima pagina del Corriere del Ticino. Ma la magistratura dice che no, l’affidabilità del teste Morini non cambia nell’inchiesta penale sulla vicenda. Quello scheletro nell’armadio nulla ha infatti a che vedere con lo scandalo.
Ma a che vedere con lo scandalo hanno invece le ragioni della soffiata; l’autore della soffiata, il percorso della soffiata; chi ha detto allo Ias di contattare l’Inps. E soprattutto la direzione del Dipartimento che, un soleggiato mattino di metà ottobre, ha inviato quelle due pagine fitte fitte al governo. A tutti e quattro i colleghi di Beltraminelli. E forse tutti e quattro si saranno chiesti: ma che sta a significare quest’informazione? "Che ci azzecca?". Perché mai lo Ias si è mosso e, soprattutto, ispirato da chi? Indirettamente dagli ex vertici di Argo1, usciti ammaccati dalle rivelazioni del super teste Morini, che sapevano dell’invalidità di Morini?! Perché la direzione del Dipartimento, quindi Beltraminelli, ha ritenuto opportuno far parte di quella Catena di Sant’Antonio nata da una soffiata? Perché ha ritenuto opportuno dar seguito a quell’informazione?
Le domande si moltiplicano, sebbene qui accanto il ministro abbia dato le sue risposte. Ma come si fa se a dover rispondere sono sempre più spesso le persone oggetto delle domande?
È la maledizione di Argo1.
r.c.
29.10.2017


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