Gli incontri organizzati da Bernasconi sul caso Argo1
Le iniziative pericolose
del neo capo Divisione


Le cose sembrano mettersi male per Renato Bernasconi (nella foto qui sotto). Anche per lui. Lui alla testa dall’ottobre 2016 della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie (uno dei tre ambiti di competenza del dipartimento diretto da Beltraminelli). La divisione al centro dello scandalo sull’incarico milionario, senza alcuna risoluzione governativa, dato nel 2014 ad Argo1 per la gestione della sicurezza nei Centri migranti. Sembrano mettersi male le cose anche per Bernasconi nonostante al tempo dei fatti, iniziati tra l’estate e l’autunno del 2014, lui fosse in tutt’altri uffici dell’amministrazione statale. La maledizione di Argo1 si abbatte anche su di lui che, questo è indubbio, ci ha messo in questi mesi e in questi ultimi giorni del suo.
L’ultima rivelazione arriva dalla Rsi. Già lo scorso giugno Renato Bernasconi sapeva di quei 150 euro di caparra che il titolare di Argo1, Marco Sansonetti, nell’autunno del 2014 pagò per un fine settimana a Bormio a Carmela Fiorini, responsabile del Servizio cantonale dei migranti, e compagna del presidente ppd Fiorenzo Dadò. Già lo sapeva, perché informato, sembra, da un suo funzionario che aveva raccolto alcune voci. E allora organizzò un incontro per capire. C’era Fiorini, c’era quel funzionario e - cosa assai strana, anomala e inopportuna - c’era anche Dadò. Naturalmente preoccupato che quelle voci si trasformassero in notizie. Perché quei 150 euro di caparra pagati da Sansonetti erano verità. 150 euro di caparra pagati ad un hotel per un fine settimana di vacanza nell’ottobre 2014, quindi esattamente nel pieno del periodo di prova di Argo1 per ottenere definitivamente quell’incarico milionario.
Le cose si mettono male, dunque, anche per Bernasconi. In giugno sapeva ma ha ritenuto di non dover segnalare la vicenda né al Governo né al Ministero pubblico. E nemmeno di sollevare temporaneamente dall’incarico Carmela Fiorini.
Una superficialità? Di superficialità in superficialità questa vicenda sta diventando una disastrosa frana che rischia di travolgere tutto e tutti. Superficialità anche quella di alcuni giorni fa, sempre dello stesso Renato Bernasconi che, letto sulla stampa il nome di un ex agente Argo1 (non il superteste Morini) anche lui all’origine delle segnalazioni ai sindacati sulle condizioni di lavoro in  Argo1, ha ritenuto di inviare un’email al direttore di Securitas (dove attualmente l’agente in questione lavora) per chiedergli "a titolo cautelativo di non voler impiegare" quell’uomo per il controllo nel Centro profughi di Camorino. L’agente è stato dapprima sospeso da Securitas poi, dopo le polemiche, reintegrato… Un pasticcio. E così, di pasticcio in pasticcio e di superficialità in superficialità una fetta dell’amministrazione cantonale, all’interno del dipartimento di Beltraminelli, sta rischiando una rovinosa e fatale caduta.
Riassumiamo.
In giugno si viene a sapere della caparra pagata per la vacanza di Fiorini e Dadò a Bormio, si organizza un incontro e vi si fa partecipare anche il presidente di un partito. Presidente e coinvolto indirettamente nella storia. Beltraminelli sapeva? Se sì, è grave. Se no (come parrebbe) è altrettanto grave. Perché molto in quella Divisione sembra avvenire a sua insaputa. E se accade a sua insaputa significa che il ministro non ha più alcun controllo. Non lo aveva nel 2014 quando fu dato quell’incarico ad Argo1 senza risoluzione governativa; non lo aveva a giugno quando fu organizzato quell’incontro;  non lo aveva nei giorni scorsi quando Bernasconi decise di scrivere al direttore di Securitas (si dice, peraltro, suo amico, amico di Bernasconi, di vecchia data).
29.10.2017


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