I dubbi dei privati proprietari di terreni su Lugano-Agno
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'Venti milioni di franchi
per un solo volo aereo'
PATRIZIA GUENZI E MASSIMO SCHIRA


L’aeroporto di Lugano-Agno è davanti ad un bivio e una scelta sbagliata potrebbe decretarne la fine. Da un lato, la volontà politica di investire nello scalo: 20 milioni per dotare la struttura di nuovi hangar per l’aviazione d’affari e per la ristrutturazione di un terminal vetusto. Dall’altro, la realtà di un numero sempre minore di decolli (e atterraggi) previsti dall’aviazione commerciale, dopo che l’ultima compagnia "sbarcata" a Lugano - Adria Airways Switzerland, che ha ripreso l’attività di Darwin - ha garantito solo fino a fine anno i voli su Ginevra e Roma. Si tratta ora di capire se gli investimenti pubblici sono ancora giustificati, anche con la prospettiva di un aeroporto luganese collegato ormai solo con Zurigo grazie ai quattro voli quotidiani di Swiss.
Per i privati proprietari di strutture e terreni nella zona aeroportuale, la domanda sull’opportunità o meno di spendere 20 milioni, addirittura non si pone. "L’investimento non si giustificava prima della decisione di Adria, figuriamoci adesso - sbotta l’imprenditore Dario Kessel -. I nuovi hangar in tela previsti dal progetto sono un’assurdità totale, perché non contribuiranno in nessun modo ad attirare nuovi clienti dell’aviazione privata, quella d’affari. Servirebbero strutture con tutti i comfort come quelle di Zurigo, allora sì che si potrebbe intavolare un discorso. Per quanto riguarda i terreni, invece, l’opzione dell’acquisto tramite esproprio è inconcepibile ed eticamente discutibile. Perché non c’è nessuna urgenza a livello di sicurezza o di sopravvivenza dello scalo. Che rischia fortemente di rimanere con un solo volo, quello di Swiss".
Sulla stessa lunghezza d’onda anche un altro proprietario di strutture sul sedime dello scalo, Silvio Tarchini. "Non conosco i dettagli, ma mi sembra che un investimento di questo tipo sia un po’ arrischiato - afferma -. Occorrerebbe prima un’analisi dettagliata. Cosa intende fare la Città e dove? Ad esempio, si parla di nuovi hangar, ma ancora non c’è il permesso di costruzione e poi, come sempre accade in questi casi, ci saranno dei ricorsi… Insomma mi pare un’operazione molto complicata. Poi, va detto che con i passeggeri attuali proprio non si giustifica questo investimento. Certo, ci sono i voli privati, ma siamo sempre lì: per attirare i privati bisogna avere le infrastrutture, che attualmente mancano. Solo così si può offrire un servizio di general aviation molto efficiente, come deve essere".
Per Dario Kessel, le nubi all’orizzonte per l’aeroporto luganese si fanno sempre più dense con il passare dei mesi. "L’idea di chiedere a Swiss una maggiore presenza, ad esempio, è assurda - spiega il patron di ‘e aviation’ -. A Swiss, Lugano interessa soltanto per motivi di concorrenza, questa è la verità. Si vuole evitare un eccessivo travaso di passeggeri verso gli aeroporti di Milano e le compagnie concorrenti. Infatti a Swiss il volo tra Lugano e Zurigo costa 15 milioni di franchi l’anno. Prima o poi la compagnia potrebbe decidere di regalare ai passeggeri il trasporto con il treno, visti i tempi di percorrenza sempre più rapidi. Oggi, di fatto, regala il volo, domani potrebbe regalare il viaggio su rotaia. Magari risparmiando anche qualcosa. Di prospettive, quindi, per l’aviazione commerciale ce ne sono poche".
Tornando all’opportunità di investire per dotare l’aeroporto di quelle strutture che, oggi, comunque mancano, Tarchini mostra una certa apertura, ma chiede maggiore chiarezza alle autorità politiche luganesi sul percorso che intendon seguire. "In linea di massima potrei anche essere d’accordo con gli investimenti - aggiunge -, ma prima occorre capire bene cosa si vuole fare. Vogliono acquistare dei terreni? I proprietari a quanto ne so non sono d’accordo. E allora verrebbero espropriati questi terreni? E quanto tempo ci vorrà?" Domande che, al momento, sono senza risposta e che rischiano di rimanerlo ancora a lungo secondo i privati interessati dal progetto.
D’altra parte, l’evoluzione del mercato dell’aviazione a livello generale sta ulteriormente mettendo in crisi le chance future di uno scalo come quello luganese. "Anche il fondo d’investimento tedesco che gestisce Adria Airways ha rapidamente capito che l’aviazione in questo periodo non è un buon affare - afferma ancora Dario Kessel -. Basta dare un’occhiata alle difficoltà che stanno attraversando anche compagnie importanti come Alitalia. Prendiamo ad esempio il volo su Ginevra, che verrà presto abbandonato. La media annuale sull’aereo è di 26 passeggeri, ossia un tasso d’occupazione al 50%. Si capisce facilmente che il collegamento non è economicamente sostenibile. A meno di fare il ragionamento di Swiss per quanto riguarda il volo su Zurigo. Ma gli interessi attorno allo scalo di Cointrin sono diversi… Se a questo aggiungiamo un progressivo calo dei passeggeri, conseguenza diretta della diminuzione dei collegamenti, ecco che quei 20 milioni d’investimento traballano sempre di più", conclude Kessel.

p.g./m.s.
29.10.2017


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