In crescita truffe e attività di "società bucalettere"
In Ticino preoccupano
i reati legati alla finanza
MAURO SPIGNESI


Se si guarda un solo numero, e cioè quello del danno causato dalla criminalità economica nel 2016, c’è da essere davvero preoccupati: 1,4 miliardi di franchi. Una somma immensa, ed è calcolata soltanto dai casi giudicati dai tribunali, che sono passati da 91 a 57. Ma attenzione, meno processi non vuol dire meno perdite sociali. Perché nel 2015 i danni registrati erano "appena" 280. C’è da dire che l’anno scorso un solo caso ha provocato guai per circa 800 milioni. I numeri sono stati calcolati dagli esperti della società di consulenza Kpmg, che analizza in particolare i reati societari, cioè quelli legati all’economia e alla finanza.
Reati societari che anche in Ticino continuano a preoccupare. E non soltanto perché spesso si tratta di matasse difficili da sbrogliare per la Sezione di polizia dei reati economico finanziari che lavora insieme al Ministero pubblico, ma perché molto spesso hanno sfaccettature internazionali e che dunque vanno necessariamente per tempi lunghi visto che è necessario procedere per rogatoria. È pur vero che l’anno scorso le inchieste legate a questo genere di reati, più silenziosi e insidiosi delle rapine e dei furti che invece intaccano in profondità il senso di sicurezza della popolazione, sono calate. ma questo non vuol dire che il fenomeno è calato nel suo complesso, visto che le inchieste aperte alla fine dell’anno scorso erano 253.
Non solo. Tra il 2015 e il 2016 sono cresciuti del 10% rispetto reati come truffe, riciclaggio e false fatturazioni create con società "bucalettere", di comodo, costituite per nascondere malversazioni o evasione fiscale commesse all’estero. Era stato lo stesso procuratore generale John Noseda a lanciare l’allarme spiegando che - era febbraio scorso - risultavano aperti 11.124 procedimenti, contro i 10.578 dell’anno precedente. In crescita pure i sequestri e le confische, dai 3,3 milioni del 2015 si è passati al 5,3 del 2016. E quello che va osservato è che questo dato è costantemente cresciuto dal 2011. Proprio per far fronte a questa emergenza il procuratore generale aveva chiesto più magistrati specializzati.
"Di fronte ai crimini economici, il Ticino vive una situazione d’urgenza. Non abbiamo il personale sufficiente per affrontare con la dovuta tempestività tutti i procedimenti", ha aggiunto recentemente Noseda in una intervista al quotidiano Le Temps. E proprio per far fronte a questa autentica emergenza è nato un Master in business crime della Supsi (arrivato alla seconda edizione inaugurata a settembre), che ha per responsabile il giudice Mauro Mini, coordinatore l’avvocato Giovanni Molo  e tra i consulenti scientifici appunto il procuratore John Noseda e l’avvocato ed ex procuratore Paolo Bernasconi, oltre Samuele Vorpe, responsabile del Centro competenze tributarie.
05.11.2017


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