Il caso dell'azienda ticinese finito in un "non luogo"
I federali nella raffineria
cercando l'oro africano
FEDERICO FRANCHINI


Quel giorno di novembre del 2013 la notizia aveva fatto il giro del mondo. La procura federale aveva confermato l’apertura di un procedimento penale nei confronti di una raffineria ticinese. I potenziali capi d’accusa erano pesanti: riciclaggio di denaro e complicità in crimini di guerra. La società era sospettata di non aver rispettato l’embargo delle Nazioni Unite sul commercio delle materie prime provenienti dalla Repubblica democratica del Congo. La causa: tre tonnellate d’oro provenienti da una zona dove era in corso uno dei conflitti armati più sanguinosi degli ultimi decenni, la guerra in Congo, dove combattenti si erano impossessati delle concessioni di oro per arricchirsi e acquistare armi.
Alla testa della Ccv, Laurence Boillat è incaricata dell’affare e ordina una perquisizione nei locali della raffineria. Qui vengono sequestrati dei documenti e del materiale informatico. Il dossier, battezzato Aurum dai procuratori federali, è ultra sensibile. E a buona ragione: concerne una delle più importanti società al mondo del settore, un’azienda nel cui Cda siede l’ex consigliere federale Adolf Ogi. La vicenda si conclude nel marzo del 2015: un non luogo a procedere del Mpc scagiona la società la quale in un comunicato "accoglie favorevolmente la sentenza". Nel decreto di non luogo a procedere si legge che non è possibile determinare che l’azienda sapeva che stava raffinando dell’oro di provenienza illegale. La raffineria avrebbe tuttavia potuto sapere che l’oro proveniva, con grande probabilità, dal Congo e che la vendita del metallo poteva servire al finanziamento del conflitto. Il decreto data il 10 marzo 2015. Due giorni dopo Adolf Ogi lascerà il Cda della società. Un caso? L’ex ministro dichiarerà che la scelta era prevista da tempo. Una decisione, quella della procura federale, che è stata criticata da alcune personalità. Mark Pieth, professore di diritto penale, ed esperto di corruzione e riciclaggio, dichiara al Caffé che "la chiusura di questo affare è politica e tende a proteggere gli interessi economici".
Il procuratore che ha firmato il decreto di non luogo non è Laurence Boillat. Quest’ultima è stata prima allontanata dal Ccv e poi dal Mpc. Per i suoi superiori la procuratrice "manca a volte di visione nella definizione di strategia nelle sue inchieste". Il riferimento è alle vicende Khaled Nezzar e Aurum. Quando, nel 2015, il suo mandato non le verrà rinnovato, Michael Lauber le rinfaccerà proprio la maniera con la quale ha gestito l’affare legato alla raffineria ticinese.
In particolare di aver deciso di aprire un’inchiesta senza sottomettere il caso allo Stato maggiore operativo del procuratore generale e di aver ordinato una perquisizione "quasi si trattasse di un furto con scasso che necessitava di conservare con urgenza i mezzi di prova". Perquisizione che era però stata considerata legittima da una sentenza del Tribunale penale federale del gennaio 2014.
03.12.2017


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