La proposdta di accordo per risolvere il mega crac Aston
"Se rinuncia a 1 milione
la faccenda si chiude"
LILLO ALAIMO E STEFANO PIANCA


Come raccontò il 21 marzo 2016 alla caserma dei carabinieri di Tremezzina, verbalizzato dal maresciallo Lo Giudice (vedi l’articolo qui sopra), il trader Roberto Rivera aveva avuto una strana sensazione. Era accaduto pochi giorni prima, mentre il finanziere, implicato nel fallimento nel 2009 della Aston Bank, stava parlando al telefono con il suo avvocato ticinese, allora era Marco Bertoli. La frase che il legale gli disse e che lui riportò sul verbale di denuncia ai carabinieri è esattamente questa: "Se lasci da parte un milione di euro degli otto che ci sono (ndr, sul conto bloccato dal dicembre 2008), io so per certo che la faccenda si chiude qui". Questa la frase dell’avvocato Bertoli registrata da Rivera, il quale comunque nella sua denuncia in Italia precisa: "La mia risposta è stata naturalmente perentoria, sia sul negare qualunque patteggiamento potenziale per reati che non ho commesso, sia per dazioni ‘a qualunque altro titolo’. Su questo punto il mio interlocutore (ndr, l’avvocato Bertoli) ha insistito, invitandomi a riflettere e a rispondergli il giorno dopo o quello successivo ".
Tra le sue registrazioni, anche una frase detta  nel corso di un interrogatorio dal procuratore Gianini, era il 7 novembre 2016, ad un precedente avvocato di Rivera, Massimo Riccardi: "Lui (Rivera) deve venire qua a dire ‘io qualcosa lascio’ (…) e questo permetterà a me, al di là della morale di quello che dice, di giustificare una assoluzione. Quando ci sono i soldi di mezzo trovi l’accordo dappertutto".
Nei giorni scorsi l’avvocato Bertoli e il procuratore Gianini, dopo la pubblicazione di un articolo sul Corriere della Sera sulle due frasi citate prima, hanno spiegato che in quei colloqui non si stava facendo altro che tentare di giungere ad un accordo. Un accordo tra il trader Rivera con il curatore fallimentare della banca, Luca Guidicelli. Un’intesa alla luce dell’articolo 53 del Codice penale: "Se l’autore ha risarcito il danno… l’autorità competente prescinde dal procedimento penale". E siccome, a detta della procura, parte del denaro sul conto di Rivera è provento di operazioni finanziarie all’origine illecite, parte di quei soldi vanno restituiti.
Ma questa, si domanda Rivera, "è una vicenda da chiudere come un incidente stradale?! Quest’articolo può essere applicato ad un caso così complesso?! Tanto più che io non ho commesso alcun reato. La procura dopo 9 anni non è stata capace di provare il contrario… perché mai dovrei pagare, come mi è stato chiesto, prima quattro, poi tre, poi due milioni…. Non intendo versare nemmeno un franco e rivoglio il mio conto". Conto su cui nove anni fa c’erano più o milioni 3 milioni di franchi. Oggi circa 8. Come mai? Perché Rivera fu autorizzato, attraverso una fiduciaria italiana, di movimentare quel denaro. Tutto sotto gli occhi della magistratura. "Questo basti a dimostrare a chi mi accusa che è possibile guadagnare in modo assolutamente lecito. Ed è ciò che è avvenuto anche con quei milioni bloccati nove anni fa".
10.12.2017


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