La rabbia degli artigiani dopo la sentenza sull'Albo
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"E adesso ridateci
i 5 milioni versati"
MAURO SPIGNESI


Ora, che succede? Se lo chiedono in tanti dopo che una prima sentenza del Tribunale amministrativo cantonale (Tram) ha accolto il ricorso di un’azienda di mobili che realizza e posa anche parquet, minando le basi della legge sugli artigiani e l’obbligo di iscriversi all’albo. E dopo che il Consiglio di Stato ha chiesto entro Natale un parere legale per portare i correttivi necessari o stabilire che non ci sono i margini di manovra per tenere in piedi la norma. Nel frattempo, secondo un calcolo contenuto in una lettera inviata al presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli da Andrea Genola, il carpentiere che ha raccolto 4.602 firme per chiedere l’abrogazione della Lia, con le 5.300 iscrizioni a 600 franchi ciascuna (3milioni e 180 mila franchi), più altrettante quote di rinnovi per il 2017 a 400 franchi ognuna (2 milioni e 120mila franchi),  gli artigiani hanno già pagato complessivamente 5milioni e 300 mila franchi.
E adesso tutti a domandarsi: ma i soldi versati, possono essere richiesti indietro dalle aziende che li hanno già versati? "È una domanda che si stanno facendo un po’ tutti. Io credo che chi ha pagato a questo punto possa comunque in linea teorica far ricorso e poi chiedere legittimamente d’essere rimborsato", spiega al Caffè l’avvocato Paolo Tamagni, che ha tutelato la ditta che ha ottenuto il provvedimento favorevole dal Tribunale amministrativo. "Bisogna ricordare - aggiunge il legale - che la Lia introduce una tassa per lavorare sul territorio ticinese. Non si tratta di un’imposta, e dunque a fronte di un pagamento io devo avere indietro una controprestazione. Quale, in questo caso? La possibilità che controllino se la mia attività è regolare?".
La sentenza del Tram stabilisce che la Lia lede il principio di libero accesso a un’attività economica e anche la parità di trattamento. E a questo punto l’azienda che ha vinto il ricorso può lavorare senza dover sottostare a tutte le clausole che invece impone la legge sugli artigiani. Se può farlo la società che ha ottenuto parere favorevole dal Tribunale amministrativo, possono farlo anche le altre? "Il problema - spiega ancora l’avvocato Tamagni - è che per lavorare, siccome la normativa è ancora in vigore, bisogna pagare e iscriversi all’albo. Poi, in un secondo tempo, si può far ricorso. Ma il punto fondamentale è che questa legge è sbagliata".
Anche in Italia la sentenza del Tram ha destato meraviglia. "Noi avevamo detto e lo ribadiamo che la Lia è una legge ingiusta. Ci fa piacere che anche i giudici ribadiscano questo concetto", spiega Cesare Goggio, imprenditore e presidente della Camera di commercio del Verbano Cusio Ossola. "Ora - aggiunge - non so chi farà ricorso per ottenere quanto versato in questi anni. Ma è possibile che grosse imprese dell’artigianato della nostra regione, che magari hanno pagato cifre importanti perché si sono iscritte in più d’una delle tredici categorie previste dalla legge, possano rivolgersi alla magistratura per avere indietro quanto hanno pagato". Dal fronte piemontese, tuttavia, arriva un segnale di distensione: "Anche noi siamo contro gli abusi e per il rispetto delle regole. Ma ci sentiamo penalizzati. Bisogna trovare un equilibrio".
Per l’avvocato Paolo Tamagni, tuttavia, un primo passo importante arriva dall’obbligo da parte delle imprese dell’Ue che fatturano nella Confederazione, di avere da gennaio un rappresentante fiscale per l’Iva. "Così almeno si avrà la certezza - spiega Tamagni – di una fatturazione regolare".  m.sp.
10.12.2017


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