Perché dico no alla legge e all'Albo degli artigiani
"Molti hanno pagato
questa  tassa inutile"
ANDREEA GENOLA, ARTIGIANO


Questa legge inutile è un gran pasticcio. E ha cominciato a scricchiolare ancora prima della sua applicazione visto che è stato necessario elaborare un controprogetto. Ma il fatto nuovo, è che, come si sa, che il Tribunale cantonale amministrativo (Tram) ha dato ragione a una azienda del Sopraceneri e questo dimostra che le basi della legge sulle imprese artigianali (Lia) sono inconsistenti. Non solo mette finalmente in discussione l’esistenza dell’albo che ha introdotto. A questo punto spero che tutti gli artigiani inoltrino ricorso per l’iscrizione obbligatoria, altrimenti non puoi lavorare, e per la tassa annuale pagata nemmeno dalla metà di noi. Ricordo poi che attualmente i ricorsi sono decine e che soltanto la Comco, la commissione federale per la concorrenza, ne ha inoltrati tre. Io personalmente il prossimo anno mi iscriverò poi depositerò da notaio i soldi, 400 franchi, per il rinnovo dell’iscrizione. Poi presenterò, insieme all’attestazione dei soldi depositati dal notaio, ricorso al tribunale amministrativo. E non solo per l’obbligo d’iscrizione, ma su tutto l’impianto della legge Lia (anche sulla protezione dei dati) e visto quanto è accaduto sarà solo una questione di tempo per avere una sentenza a me favorevole.&softReturn;La legge sugli artigiani, vale la pena ricordarlo, aveva come obiettivo quello di fermare i padroncini italiani e la concorrenza sleale. Oggi, a distanza di quasi due anni dalla sua introduzione, ha dimostrato che non funziona. Già in partenza ha mostrato tutti i suoi limiti. Intanto ci sono state le proteste degli artigiani e la tassa d’iscrizione dai 2.000 franchi iniziali è stata portata a 600, mentre è salita da 300 a 400 franchi quella annuale. Siccome è partita a ottobre c’è chi ha pagato il 2016 (in pratica tre mesi) e chi, perché la sua pratica non è stata evasa dalla commissione, non ha pagato ma ha comunque avuto il via libera per poter lavorare. &softReturn;Una prima ingiustizia. Io sono uno di quelli e ho protestato, facendo richiesta di riavere i soldi indietro. C’è da precisare che al 31 dicembre 2016 gli iscritti effettivi, quelli che avevano pagato e dunque potevano esibire una regolare fattura, erano circa 1.200. Tutti gli altri che in quell’anno hanno lavorato senza pagare hanno ottenuto l’autorizzazione per non pagare il rinnovo obbligatorio. In pratica hanno cominciato a pagare nel 2017. Questo non è giusto e discriminante! Altro che concorrenza sleale, la concorrenza sleale la facciamo in casa nostra. Attualmente le posizioni regolarizzate sono 2.500 e altrettante sono quelle invece regolari. Ora mi chiedo: anche questi 2.500 dovranno pagare solo la tassa del 2018, visto che l’anno è finito, oppure dovranno pagare dal 2016? Una simile domanda l’ho inoltrata al Consiglio di Stato ma per il momento non ho ottenuto, ma non demordo.
10.12.2017


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