Le associazioni dopo la nuova legge votata da Roma
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"Il turismo della morte?
Dall'Italia continuerà"
PATRIZIA GUENZI


Vietato l’accanimento terapeutico. In Italia è diventato un diritto rifiutare le terapie, comprese nutrizione e idratazione artificiali. È il testamento biologico, da qualche giorno diventato legge dello Stato. Cesserà quindi il "turismo" della dolce morte in Svizzera? Non verranno più i tanti italiani che volevano trovare pace a dolori e sofferenze, porre fine ad una vita non più degna di essere vissuta? "Macché, le persone che hanno scelto di morire lo vogliono fare subito, senza aspettare giorni e giorni - risponde Marco Cappato, politico italiano, esponente dei Radicali processato per aver accompagnato, lo scorso febbraio, il dj Fabo in Svizzera, diventato cieco e tetraplegico nel 2014 dopo un incidente stradale -. Inoltre, per chi non dipende da una terapia vitale questa legge non conta".
Intanto, i suicidi assistiti in Ticino quest’anno hanno subito una forte flessione, si sono dimezzati rispetto al 2016, come ha pubblicato il Corriere del Ticino. Se nel 2013 sono stati 12 i suicidi assistiti, 17 nel 2014, erano arrivati a 50 nel 2015 e a 51 nel 2016. A novembre di quest’anno sono 22. "Per forza - osserva Ernesto Streit, rappresentante di Exit Svizzera italiana -. Sino all’anno scorso ancora erano attive due associazioni, la Ll Exit di Melano e la Carpe Diem di Chiasso. Solo loro avevano accompagnato alla morte una trentina di persone. Solitamente, come Exit Ticino abbiamo una media di venti accompagnamenti l’anno. Nel 2016, ad esempio, ne abbiamo registrati 18". E tra chi non opera più, Ll Exit, che in questi giorni è finita sotto inchiesta per istigazione al suicidio.
La marcata diminuzione registrata nel 2017 si spiega anche così. Una diminuzione che, di fatto, è un ritorno ai numeri di sempre. "In futuro non cambierà nulla - aggiunge Streit -, chi viene da noi è gente che vuole morire, non lasciarsi morire". Sicura che la nuova legge italiana non cambierà nulla nell’attività delle varie associazioni svizzere di accompagnamento alla morte anche Erika Preisig, fondatrice di Eternal Spirit a Basilea: "Non vi sarà nessun calo, noi continueremo a lavorare come abbiamo fatto sinora - dice -. Le persone chiedono di più, vogliono un accompagnamento alla morte, non morire perché viene staccato il respiratore o con la morfina. È diverso. Inoltre, chi prende una tale decisione non vuole attendere oltre. Desidera morire subito, scegliendo modi e tempi". E Cappato insiste: "Soltanto in alcuni casi questa legge appena votata in Italia sarà una soluzione. Ripeto, non copre tutte le situazioni in cui una persona si può trovare".
Non coprirebbe, ad esempio, il caso dell’ingegnere 62enne di Albavilla che lo scorso settembre è morto chiedendo l’aiuto di una clinica svizzera che pratica il suicidio assistito. L’uomo, era affetto da una grave forma di depressione, non soffriva di un male incurabile, il che aveva sollevato molte polemiche. La procura di Como aveva aperto un’inchiesta. "Vi assicuro che dj Fabo non avrebbe mai accettato di impiegare giorni per morire - aggiunge Cappato -. Lui aveva già aspettato abbastanza, aveva detto basta da tempo, non ne poteva più di vivere ancora in quelle condizioni".
La norma appena approvata dal Senato italiano trasforma la proposta sul testamento biologico in legge dello Stato. Consta di otto articoli che toccano temi relativi al fine vita. L’obiettivo è tutelare la libertà di ogni persona di scegliere se acconsentire a ricevere o rifiutare i trattamenti sanitari. Un passo avanti. "Dieci anni di lotta per dare ai malati un po’ di umanità", ha commentato l’esponente radicale Emma Bonino, oggi leader di una formazione per l’Europa. "Ma quanta fatica", ha aggiunto. Accanto a lei il papà di Luca Coscioni e Mina, la vedova di Piergiorgio Welby, sui loro volti segnati la storia di dieci anni di battaglia sul fine vita.

p.g.
17.12.2017


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