Le manovre per la nomina del successore di John Noseda
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La fronda silenziosa
nella corsa in procura
L.A.


Apparentemente nei corridoi e negli uffici del Ministero pubblico, sia a Lugano sia a Bellinzona, le cose paiono scorrere come sempre. Nuovi casi, inchieste da portare avanti, incartamenti che si ammonticchiano sulle scrivanie come la neve ai bordi delle strade. Apparentemente. I venti procuratori del Ministero pubblico sono al lavoro come sempre, coordinati da un procuratore generale che fra sei mesi lascerà perché ha compiuto 70 anni. L’attesa per la nomina, che spetterà al parlamento, apparentemente sembra non lasciare segni. Ma così in realtà non è. All’interno della procura pubblica, in quegli uffici che un tempo erano detti "sottocenerini" e "sopracenerini", spira una brezza, ma forse è meglio chiamarla vento di polemica.
Detto altrimenti, cresce la fronda anti Perugini. Antonio Perugini è, con Andrea Pagani, sostituto procuratore generale. Magistrato di grande esperienza, fra quelli candidati alla sostituzione del procuratore generale John Noseda. È in magistratura dal 1990 e oggi, si commenta nell’apparente silenzio che regna negli uffici del Ministero pubblico, è di fatto l’unico procuratore, un po’ per ruolo un po’ per assonanza di vedute, ad affiancare Noseda nelle decisioni importanti. Detto diversamente? A dirigere sono soprattutto Noseda e Perugini.
I "plenum" di un tempo - quelli a cui il precedente procuratore generale, Bruno Balestra, aveva abituato la squadra - non si fanno più. Solo un piccolo incontro poco prima della cena di Natale. Null’altro, si "commenta silenziosamente" e con rammarico fra i corridoi del Ministero pubblico.
Plenum per confrontarsi sistematicamente sui casi più particolari e sintomatici di vecchi e nuovi fenomeni. Plenum per discutere possibili nuove politiche giudiziarie, vale a dire quali orientamenti dare alle indagini.   
La gestione del Ministero pubblico così come è stata nell’era Noseda ad alcuni non è piaciuta e non piace. E d’altra parte, adducendo una ragione o l’altra, le dimissioni non sono state poche dal 2010. È così che nelle ultime settimane è cresciuta la fronda. E non solo perché Perugini rappresenterebbe alla testa della procura una sorta di fotocopia della "gestione Noseda" (sebbene all’attuale procuratore tutti riconoscano una grande conoscenza del diritto). Ma anche perché i recenti passi fatti per selezionare i candidati (Moreno Capella, Andrea Pagani ed Emanuele Stauffer oltre a Perugini) non stanno convincendo.
Ma come, si coglie dai "silenziosi commenti" di corridoio, prima si organizzano colloqui di approfondimento per conoscere e tracciare il profilo dei candidati (il cosiddetto "assessment" condotto da una società zurighese, la Zhaw) e poi si dichiara bellamente che quei colloqui, quei risultati (che hanno impegnato non poco i candidati) non verranno presi in considerazione!
Già! Stando alle notizie emerse nelle ultime settimane la commissione di esperti ha fatto sapere, più o meno questa è la sostanza, che non intende prendere in considerazione i risultati (per ora sconosciuti nella loro interezza) di quegli "assessment". Insomma, quella che di fatto era l’unica novità per quest’importante scelta sarebbe già stata messa da parte. A decidere, da sola, la commissione di esperti (che ha già incontrato i singoli candidati) e che comunicherà al parlamento la propria decisione. Alla politica, poi, l’ultima parola. E la decisone già è stata anticipata. Due settimane fa si è fatto trapelare il "preavviso" degli esperti: Antonio Perugini.
Ecco dove e perché nasce la fronda. Un vento di dissenso che all’interno del Ministero pubblico raccoglierebbe la metà o poco meno della squadra di procuratori. E il loro dissenso, come detto, ha sostanzialmente due ragioni: l’attuale gestione non sufficientemente condivisa nella scelta della politica di indagine che sarebbe propria anche di Perugini; la decisione della commissione di esperti di non prendere in considerazione i risultati dell’assessment.
L’aria di fronda è poi alimentata anche da ragioni legate al profilo di Antonio Perugini. Sessantatré anni, quindi un orizzonte professionale massimo di sette anni nel caso fra due anni si ricandidasse. Una insufficiente esperienza, così alcuni commentano, nel campo dei reati finanziari. Non ha mai fatto parte del gruppo a cui sono affidate queste  inchieste, sempre più complesse.
Dalla sua Perugini ha un’indubbia esperienza sul campo. Su tutti i campi. Ed anche quanti oggi storcono il naso per questa sua ventilata, possibile nomina lo sanno e glielo riconoscono ampiamente. Naturalmente pronti a collaborare pienamente qualora la commissione di esperti dovesse veramente decidere di non prendere in considerazione tutti, ma proprio tutti i criteri di analisi stabiliti e raccolti.

l.a.
17.12.2017


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