Il teologo de Petris sul calo dei fedeli nelle parrocchie
"I preti hanno smesso
di assicurare risposte"
PATRIZIA GUENZI


Una protesta silenziosa. Così definisce Paolo de Petris, docente di teologia ed etica politica, la disaffezione sempre più marcata verso la Chiesa. "In sostanza, è un energico richiamo alla Chiesa, che deve tornare ad esplicare, nelle sue espressioni, un compito fondamentale - spiega il teologo -:  dare un senso all’esistenza, nostra e altrui, indicando, spiegando e motivando la centralità di Dio".
È un dato di fatto, nelle fedi storiche, dalla cattolica romana alla riformata, dalla luterana all’anglicana, per tutte è in atto un dissanguamento. "Lento ma concreto - precisa de Petris -. Per cui cala sì la frequenza dei fedeli, ma anche il numero dei membri della Chiesa". In sostanza, i sacerdoti, non tutti ovviamente, sembrano aver perso peso e importanza nella comunità, faticano quindi sempre più a calamitare l’attenzione dei parrocchiani. "La gente, da un sacerdote si aspetta di sentire qualcosa di diverso, un messaggio che riguarda il senso dell’esistenza, i tanti perché della vita - riprende il teologo -. Invece, il più delle volte non trova risposte, perché non ci sono. E alla fine si stufa e non va più a sentir messa. Se la predica è povera, troppo semplicistica, se non sa smuovere le coscienze e gli animi della gente... tanto vale, non serve a nulla. E il risultato si vede, i banchi si svuotano sempre più".
Compito fondamentale del cristianesimo, in tutte quante le sue espressioni, è quello di riuscire a salvaguardare la dimensione del sacro. Che è ciò di cui le persone sentono la necessità. "Le parrocchie non hanno bisogno di fare attività sociali ludiche e di intrattenimento per attrarre fedeli - osserva de Petris -. Non è questo il loro ruolo, già lo fanno altri e lo fanno meglio. Ma, soprattutto, non è così che si attraggono le persone credenti. Ripeto, la Chiesa deve tornare ad affermare l’esistenza di Dio".
Questa disaffezione, seppur lenta, non è certo una novità. Il tema è discusso ormai da anni. Inutile anche dire che un tempo non era così. "Inutile perché non è assolutamente vero - replica de Petris -. Non sono per niente un laudatore del tempo passato, in questo caso più che mai. Non è vero che venti-trenta-quarant’anni fa c’era più fede. C’era, invece, una Chiesa che esplicava il suo compito fondamentale. C’era, da parte dei sacerdoti, un maggior riferimento ai grandi misteri dell’esistenza. Oggi assistiamo a sermoncini, spesso di basso livello, per cui molte persone giudicano tempo perso quell’ora trascorsa ad ascoltare un prete che predica dall’altare".

p.g.
17.12.2017


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