Le strategie delle parrocchie per contenere il calo di fedeli
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Pure messe anticipate
per non perdere fedeli
PATRIZIA GUENZI


Già da un paio di anni ho fatto la scelta di non celebrare più la messa di Natale a mezzanotte. L’ho anticipata alle 22. Quest’anno l’appuntamento sarà ancora prima, alle 18.30". Per portare i fedeli in chiesa si fa di tutto. Anche "tirare indietro" di due ore le lancette dell’orologio. L’iniziativa è di don Marco Michetti, parroco di Loco, ma altri sacerdoti hanno già fatto questa scelta per rispondere alle esigenze della popolazione. "La Chiesa deve andare incontro ai nuovi ritmi della società. Anziani e famiglie faticano ad uscire tardi la sera", dice don Marco. Di tutt’altra opinione Paolo de Petris: "La Chiesa deve tornare ad esplicare il suo compito fondamentale - replica il docente di teologia e etica politica -. Negli anni ha perso la sua ragione d’esistere".
Parole severe quelle del teologo de Petris (vedi articolo sotto), per cui poca cosa possono fare le misure sin qui intraprese dalle parrocchie. Occorre altro per attrarre fedeli.
Intanto, la tendenza ad anticipare la messa del 24 dicembre sta contagiando molte parrocchie. "Me l’hanno chiesto i  miei fedeli - dice don Mattia Scascighini di Bodio -. La celebrerò alle 22. Mentre a Personico sarà una messa più animata, per i bimbi e per gli anziani, e l’appuntamento è per le 20. A Pollegio abbiamo deciso per una sola funzione il 25 dicembre". Rispetto ad un tempo, s’è persa l’abitudine di uscire la vigilia di Natale per andare a messa. "In una valle per lo più abitata da anziani è giusto trovare una soluzione - sottolinea don Marco -. Consideriamo poi il freddo che c’è in chiesa, che non invoglia ad uscire di casa". Il discorso è semplice. "A quell’ora, o non ci si arriva proprio, anziani e bimbi vanno a letto prima, o si ha altro da fare - osserva don Mattia -. È triste, ma è così. Il nostro compito è comunque anche quello di ascoltare i parrocchiani, e trovare una soluzione".
Fortunatamente, capita anche che lo status quo abbia il sopravvento. L’abitudine, insomma, la tradizione, vincono su tutto il resto. "Non potrei mai spostare l’orario della messa della vigilia di Natale - dice don Adam, della parrocchia di Arbedo -. Si è sempre celebrata a mezzanotte e non si cambia".
D’altro canto, la parrocchia è lo specchio della nostra società e dei nostri paesi che da un pezzo si sono trasformati in semplici dormitori. È l’opinione di don Marcelo Ingrisani, di Morcote e vico Morcote: "È venuta a mancare l’interazione, la partecipazione tra sacerdoti e parrocchiani -. Non ci aiuta il fatto che molti giovani frequentino le scuole fuori dal paese, conoscono altre realtà, fanno altre amicizie. Il loro centro di interesse si sposta quindi e per noi è sempre più difficile riuscire a coinvolgerli". Eppure don Marcelo è giudicato un grande animatore, organizza iniziative culturali e di svago, gite coi parrocchiani. "Natale e le altre feste diventano momenti importanti di aggregazione, ma non bastano", osserva sconsolato.
Infatti, se anche per un’occasione così importante come la funzione religiosa della notte di Natale bisogna arrivare ad un compromesso, figuriamoci gli altri giorni. Pure don Sebastian, prete a Brissago, conferma una certa disaffezione. Anche se, "è importante l’approccio del parroco  - sostiene -, il contatto, il clima di fiducia che riesce a creare tra la gente. Ma da parte dei parrocchiani deve esserci il desiderio di frequentare la Chiesa".
Eppure, con l’arrivo di Papa Francesco si era sperato in quello che era  stato definito "effetto Bergoglio". Ma... "Poi ‘il lavoro’ sul campo, per così dire, spetta a noi sacerdoti, che dobbiamo riuscire a comunicare la forza del Vangelo, altrimenti subentra la disaffezione - nota don Christian, di Tenero -. Io non mi lamento. La gente viene nella mia Chiesa, e non solo la domenica".
pguenzi@caffe.ch
17.12.2017


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