La Russia si prepara ad ospitare il suo primo Mondiale
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Calcio da 10 miliardi
per l'ego di Putin
MARIA MICHELA D'ALESSANDRO DA MOSCA


Dopo le Olimpiadi di Sochi nel 2014, i Mondiali di calcio del 2018. Nella sua carriera politica, il presidente russo Vladimir Putin ha sempre puntato molto sullo sport. Basta pensare alle innumerevoli fotografie che lo ritraggono mentre sfida avversari in kimono da judoka, mentre fa immersioni o mentre si cimenta coi grandi campioni russi (sovietici) del passato nell’amatissimo hockey su ghiaccio. E anche sul calcio, il leader del Cremlino ha scommesso parecchio: 10 miliardi circa, per un evento globale che deve servire a consolidare l’immagine di Putin nel mondo. Il diritto all’errore, insomma, è basso, nullo. E i sei mesi che separano dal fischio d’inizio si annunciano all’ultimo respiro. Ecco cosa succede in Russia.

Sei mesi dividono il fischio d’inizio dei Mondiali di Russia 2018 e prima di quel derby del petrolio Russia-Arabia Saudita del prossimo 14 giugno allo stadio Luzhniki di Mosca sentiremo parlare a lungo della ventunesima edizione della competizione calcistica più importante al mondo. La Russia si prepara infatti ad ospitare per la prima volta nella storia del calcio il suo primo Mondiale, tra polemiche, corruzione e quella domanda che riecheggia dal 2010: il Paese è veramente pronto? Nessuno, tanto meno Putin, farà marcia indietro cercando di puntare i riflettori sulle partite e non sul conto che la Russia dovrà pagare nei prossimi anni. Undici città e dodici stadi dove per un mese le 32 squadre qualificate si sfideranno per contendersi il titolo mondiale.
Dopo le Olimpiadi invernali di Sochi, le più costose mai tenutesi per un totale di oltre 51 miliardi di dollari spesi, la cifra investita per l’organizzazione dei mondiali fa ancora fatica ad essere giustificata. Nel giugno 2015 il governo russo ordinò un taglio di 560 milioni di dollari nelle spese dando la colpa alla crisi economica. Quella crisi che nel 1986 costrinse la Colombia a fare un passo indietro rinunciando ad ospitare la competizione. Non è però il caso di Mr Putin abbandonare la nave prima che affondi, stringendo la cinghia su altre spese, ma non per i Mondiali, così tanto voluti da Mosca. “Stiamo procedendo considerando una revisione del budget”, aveva detto il ministro dello sport Vitaly Mutko nell’estate del 2015, dichiarando alla stampa che i tagli della spesa del Cremlino avrebbero riguardato la costruzione di hotel “in eccesso”. Stando a quella data, lo stesso governo russo aveva dichiarato che la cifra totale sarebbe quindi stata di 11.8 miliardi di dollari. Eppure in un ultimo decreto firmato dal primo ministro Dmitry Medvedev lo scorso 24 ottobre, ci sarà un aumento di 600 milioni di dollari rispetto alla cifra prevista, poco di più di quella revisione di spesa annunciata oltre due anni fa. La cifra stanziata dal governo è di 6.7 miliardi di dollari mentre 1.5 miliardi verranno dai governi delle regioni che ospiteranno la competizione e 3.4 miliardi da aziende private e statali. Il documento, sprovvisto di motivazioni legate all’aumento di budget, si va dunque a sommare alle tante polemiche legate ai Mondiali di Russia. Tutto iniziò 7 anni fa quando il 2 dicembre 2010 la decisione del presidente della Fifa Sepp Blatter non accontentò proprio tutti, in primis Inghilterra e Stati Uniti; tutti eccetto Putin. Al termine della riunione del comitato esecutivo della federazione mondiale non c’era alcun dubbio, la Russia avrebbe organizzato i campionati del mondo di calcio 2018 battendo la concorrenza di Inghilterra, Spagna-Portogallo e Belgio-Olanda. “Faremo la storia insieme, ringrazio tutti e vi assicuro che non ve ne pentirete”, aveva dichiarato il milionario Igor Shuvalov, allora rappresentante del governo russo. Quella sera a Zurigo dopo che la Russia ottenne la maggioranza assoluta al secondo turno su Spagna-Portogallo e Belgio-Olanda, il presidente Putin - allora primo ministro - volò proprio in Svizzera per ringraziare personalmente la Fifa assicurando, “la Russia farà tutto il possibile per organizzare un buon mondiale”. Nessuno infatti mette in dubbio i desideri di Vladimir Putin, malgrado quella sconfinata ostinazione di accaparrarsi a tutti i costi i mondiali, oggi sempre più vicini.
17.12.2017


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