Ritardi nel cantiere russo che ospiterà i Mondiali
Lo stadio di Samara
è ancora un miraggio
MARIA MICHELA D'ALESSANDRO DA MOSCA


Ulitsa Arena 2018", si legge su uno dei grandi cartelli fuori lo stadio di Samara. La via è quella giusta, se non fosse per il grande cantiere a cielo aperto dell’area che abbraccia uno dei 12 stadi di Russia 2018. Samara, poco più di 1.000 chilometri ad est di Mosca, sesta città più grande della Russia: qui tra 6 mesi esatti si giocherà la decima partita dei Mondiali di Russia 2018, Costa Rica-Serbia in programma il 17 giugno. Qui dove ad inverno iniziato non esistono domeniche né pause, si lavora 24 ore su 24 per completare lo stadio visibilmente in ritardo nella costruzione, il meno pronto sulla tabella di marcia di Vladimir Putin. Non c’è neanche tempo per accorgersi di uno sguardo indiscreto per le centinaia di lavoratori provenienti soprattutto dall’ex Repubblica socialista sovietica del Tagikistan: spostano detriti, trivellano, sistemano in bilico come trapezisti uno dei 32 pannelli sul tetto dello stadio alto oltre 65 metri. Gli innumerevoli mezzi pesanti ed un fuoco acceso per bruciare materiali non infiammabili, rendono persino l’aria gelida di dicembre irrespirabile e polverosa.
Distante circa 15 chilometri dal centro cittadino ed immersa in un bosco, l’arena che potrà ospitare più di 44mila spettatori è ancora difficile da raggiungere per chiunque voglia vedere quello che diventerà il nuovo stadio della Krylia Sovetov, squadra militante solamente nella seconda serie del campionato russo. E non è un caso che anche la storia di questo stadio sia travagliata e fatta di rimandi e aumenti di budget: la prima idea di costruirne uno nuovo proprio nella città che si affaccia sul Volga, il più lungo fiume europeo, venne nel 2010 ma solo nel 2012 Samara fu selezionata come una delle città della Coppa del Mondo. Nel progetto iniziale l’area destinata ad accogliere tifosi locali ed internazionali sarebbe però stata quella sull’isolotto Korovij a sud del centro storico quasi a richiamare lo stadio di San Pietroburgo, ad oggi il più costoso al mondo. Il rischio dell’equilibrio idrogeologico delle coste, la mancanza di infrastrutture e di un collegamento alla terra ferma, costrinsero ad un cambio di marcia.
Nel 2012 fu approvata la zona dove oggi sorge lo stadio e nel 2014 iniziarono i lavori; dopo una prima stima di spesa pari a più di 250 milioni di dollari, la cifra ha già raggiunto i 320 milioni. "Sono sicuro che i Mondiali saranno un’ottima opportunità per la Russia e per Samara - osserva Damir un giovane studente di 21 anni -, ma allo stesso tempo la città non è visibilmente pronta per un evento di grande portata. Non ci resta che aspettare. E sperare".
17.12.2017


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