Polemiche dopo le "parole" rezziste del presidente Usa
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L'Africa ha chiesto
le scuse a Trump


"Oltraggiose, razziste e xenofobe". Le hanno bollate così, le parole di Donald Trump, un gruppo di ambasciatori all’Onu dei Paesi africani. Ma non sono stati gli unici a protestate dopo che il presidente  degli Usa aveva detto di non volere  "immigrati di Haiti, El Salvador e Stati africani: cesso di Paesi". Subito dopo l’Unione africana aveva chiesto a Trump di scusarsi "con gli africani e tutte le persone di origine africana nel mondo".
A raccontare per primo quanto accaduto è stato il Washington Post, che ha messo in gravissimo imbarazzo la Casa Bianca (già impegnata a parare un altro colpo, quello della pornostar Stormy Daniels, che avrebbe ricevuto  130mila dollari per il silenzio su un incontro a luci rosse tra lei e il presidente nel 2006). Trump, come sempre su Twitter, ha negato subito. Poi ha tentato di aggiustare il tiro sostenendo di aver sì usato parole dure durante il meeting ma non quelle frasi che gli sono state attribuite. Ma è stato smentito dal senatore democratico Richard Durbin che, insieme al repubblicano Lindsay Graham, erano presenti  nello Studio Ovale quando lui è sbottato sulla questione immigrati. Trump dopo aver insultato i Paesi d’origine degli immigrati avrebbe aggiunto che "gli Stati Uniti dovrebbero attirare più immigrati da Paesi come la Norvegia". Una dichiarazione a cui ha risposto John Egeland, numero uno dei Consiglio norvegese per i rifugiati. "L’unica cosa che mi spingerebbe a emigrare negli Stati Uniti - ha detto - è la vostra vibrante società multiculturale. Non buttatela via". Anche l’ex ambasciatrice Usa all’Onu, Samantha Power, ha detto di non aver mai visto in precedenza una dichiarazione così dura di Paesi africani verso gli Stati Uniti.
Tra le critiche più dure giunte in queste ore anche quella del deputato della Georgia John Lewis, uno dei leader del movimento  americano per i diritti civili, storico collaboratore e amico di Martin Luther King. Lewis ha annunciato che non sarà per protesta allo State of the Union, il discorso sullo stato della nazione che Trump terrà il 30 gennaio.
14.01.2018


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