I medici di famiglia replicano alle previsioni di Santésuisse
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"Mancano generalisti,
già oggi almeno 2mila"
PATRIZIA GUENZI


Già oggi mancano più di 2mila medici di famiglia (a tempo pieno) per avere la copertura raccomandata di un generalista per mille abitanti". Il presidente dell’Associazione medici di famiglia (Mfe) non ci sta e replica allo studio di Santésuisse che ipotizza per il 2030 un esagerato numero di camici bianchi in circolazione in Svizzera. "Un’ipotesi priva di fondamento - dice Philippe Luchsinger -. Ma che studio è? Noi sì che abbiamo fatto uno studio serio. Ed emerge chiaramente che la maggior parte dei medici di famiglia andranno in pensione tra pochi anni e che di giovani leve non ce n’è".
Luchsinger si riferisce ad uno studio del centro universitario per la medicina di base di Basilea Città e Basilea Campagna condotto proprio per conto dell’Associazione medici di famiglia. "Nel 2025, quindi tra sette anni - riprende -, ne mancheranno 4mila. Servono dunque misure urgenti per porre rimedio a questa penuria. A livello di formazione e una collaborazione interdisciplinare. Siamo contenti che il Consiglio federale si è detto pronto ad investire 100 milioni di franchi per la creazione di oltre duecento posti in più  per studiare medicina".
Insomma, per l’associazione Mfe sono completamente errate le previsioni di Santésuisse per cui in generale ci sarà un surplus di medici, a parte qualche specializzazione. "Macché - insiste Luchsinger -, già oggi mancano psicologi, ginecologi, chirurghi. E questo anche se il numero degli studenti è aumentato. Ma questi potranno soltanto rimpiazzare le prossime uscite, chi andrà in pensione".
Su una cosa il presidente di Mfe concorda con Santésuisse. La necessità di valutare diversamente il fabbisogno sanitario futuro. Non più guardando solo all’interno dei singoli cantoni, ma allargando lo sguardo alle regioni. "Anche se la sostanza del problema non cambia" sottolinea il presidente, che per l’immediato propone di "dare maggiori competenze ad assistenti e infermieri e valutare forme di collaborazione alternative nelle cure ambulatoriali".
Che il ruolo di un medico di famiglia sia fondamentale nell’ambito di qualsiasi sistema sanitario è evidente. Ma raggiungere il giusto equilibrio tra domanda e offerta non è così semplice. "Nel 90 per cento dei casi - spiega Luchsinger - noi siamo in grado di curare i nostri pazienti senza mandarli né da uno specialista né farli ricoverare in ospedale. Eppure la medicina di famiglia rappresenta soltanto il 7 per cento della totalità dei costi della salute. Quindi permette di risparmiare. Ecco perché insistiamo per rendere questo lavoro interessante". Neanche un quinto degli studenti di medicina sceglie di diventare generalista. "E anche lo Stato deve fare la sua parte. Già oggi i medici di famiglia lavorano oltre la pensione, consapevoli dell’importanza della loro presenza. Ma così non potremo andare avanti a lungo". Tra le altre cose, la Mfe chiede un sistema tariffario favorevole affinché la categoria venga retribuita per il suo valore, oltre all’attuazione di progetti di qualità.
21.01.2018


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