Il trader che da 9 anni attende la sentenza sul crac Aston
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Il genio della finanza
querela il procuratore
LILLO ALAIMO


Ha dato sfogo a tutta la sua amarezza e rabbia quando poco prima di Natale ha ricevuto l’ennesimo no dal Ministero pubblico ticinese. No al dissequestro del suo capitale milionario. A nove anni, nove anni esatti dall’inizio dell’inchiesta a suo carico per una serie di reati lunghi un rosario. Dal riciclaggio alla bancarotta fraudolenta, dal falso in documenti all’amministrazione infedele, dall’appropriazione indebita all’istigazione a delinquere. Roberto Rivera - un 48enne trader comasco definito un genio della finanza da chi di queste cose se ne intende - ha dato sfogo alla sua rabbia a nemmeno due mesi dalla sentenza della Camera dei reclami penali che gli riconosceva, e non per la prima volta, una "denegata e ritardata giustizia". Detto in soldoni: troppo tempo è passato dall’inizio dell’inchiesta. E poco o nulla è stato dimostrato a suo carico.
Ed è così che Rivera, dopo le feste, a inizio di quest’anno è passato all’attacco. "Induzione indebita". È per questo reato che ha denunciato ai magistrati comaschi sia il procuratore Andrea Gianini, che da quattro anni ha in mano il suo caso, sia il curatore fallimentare della AstonBank. Sì, perché la sua vicenda è venuta a galla con il crac a Lugano, una decina d’anni fa, della AstonBank. Una voragine di venti milioni. Tutto bloccato naturalmente. Fra cui i conti all’Ubs di Roberto Rivera che non era un dipendente Aston, ma che su quella banca si appoggiava per le sue speculazioni finanziarie.
Dopo nove anni di indagini le gravi accuse a carico del trader  (che, curiosità fra le tante, è riuscito a triplicare il capitale sequestratogli portandolo a 8 milioni e mezzo) non sono state provate. Ma, e qui viene la ragione dell’ultimo affondo di Rivera con la querela presentata a Como, da due o tre anni si cerca di convincerlo a siglare un accordo. Un’intesa caldeggiata sia dal curatore fallimentare della Aston sia dallo stesso procuratore Gianini. Un accordo alla luce di un articolo del Codice, il 53. La magistratura rinuncia al procedimento se le parti trovano un’intesa finanziaria. Ma Rivera - al quale in verità nessuna "parte lesa" chiede denaro non essendo stato un dirigente o dipendente della banca - respinge da tempo quest’eventualità. Non intende cedere alle richieste del curatore fallimentare, l’avvocato luganese Luca Guidicelli. Non intende lasciare sul tavolo di un eventuale accordo, fa sapere, né un milione né tantomeno 3 o 4 milioni. Stanno in questa forbice di cifre le richieste fatte a Rivera nei mesi e negli anni scorsi.
La magistratura ha trasformato in indizi il nulla, sostiene il trader esasperato dal lunghissimo iter, non è stata capace di provare nessuna accusa. Ora attendo solo, conclude, la parola fine con il dissequestro dei miei capitali. Oltre 8 milioni che il procuratore Gianini nella sua decisione prenatalizia ha addirittura chiesto di disinvestire e trasferire da Ubs su un conto bloccato a BancaStato.
Rivera - che in Ticino è rappresentato dall’avvocato Marco Broggini - non ci sta. Non ci sta assolutamente e l’8 gennaio scorso è passato all’attacco. Tramite un legale milanese, l’avvocato Pasquale Acri, ha presentato alla procura di Como una denuncia per induzione a carico di Gianini e Guidicelli.
"È evidente che il caso - si legge nelle tredici pagine della denuncia - comprende un’ipotesi di comportamento di induzione indebita esercitato da soggetti pubblici che, abusando delle proprie qualità e funzioni, pongono in essere nei confronti di Rivera un’attività di suggestione, persuasione, di pressione morale affinchè paghi indebitamente una somma di denaro".
Sono ormai mesi e mesi che Rivera spiega e invia per lettera le sue accuse ad ogni autorità  giudiziaria e politica svizzera e italiana. Sostenendo che l’applicazione di quell’articolo del codice penale svizzero, il 53 relativo all’accordo finanziario fra le parti, non è altro a suo avviso (ovviamente dato il suo particolare caso) che un ricatto, un’estorsione travestita da legalità.
Da nove anni e rotti Rivera ha dovuto interrompere la sua professione. Non ha lavoro e inevitabilmente ha accumulato debiti. Da oltre due anni bussa alle porte delle massime istituzioni. E lo ha fatto anche con il direttore del Dipartimento di Giustizia. Lo ha incontrato nel suo ufficio e gli consegnato documentazione su documentazione. Addirittura alcuni file audio, racconta Rivera, in cui sia il procuratore Gianini sia il curatore fallimentare Guidicelli spiegano l’accordo finanziario che intendono concretizzare per mettere fine alla vicenda. Ma quel denaro, ribadisce il trader, è stato guadagnato in modo assolutamente lecito. "Nessuno ha dimostrato il contrario".

l.a.
28.01.2018


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