Tra night e case le "squillo" parlano della nuova legge
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"Pagando le tasse
potrò prostituirmi"
MAURO SPIGNESI


Angela dice di avere 50 anni, nella sua pubblicità online si definisce "milf" e fa la prostituta da quattro anni. "Prima - dice al Caffè - lavoravo nel settore del commercio. Ora questa è la mia professione e vorrei svolgerla rispettando tutte le regole. Dunque benvenga la nuova legge che ci consente di pagare la tasse e di non avere problemi". Tra le ragazze che lavorano nelle case a luci rosse, quindici in tutto (11 nel Sottoceneri e 4 nel Sopraceneri), poche, pochissime sanno che presto entrerà in vigore la nuova normativa approvata in Gran Consiglio dopo un dibattito durato cinque anni. "Io  le tasse le pago già, visto che ho chiesto online il permesso per lavorare - spiega Irina che arriva dalla Moldavia e lavora in un locale di Grancia -. Se ora i soldi li devo dare al proprietario dell’hotel invece che versarli con i bollettini postali va bene. L’importante per me come per le altre ragazze è non avere problemi con la polizia".
Chi lavora negli appartamenti, invece, attualmente paga per un anno in tre rate una imposta da 1’500 franchi. "Pagare - aggiunge Angela - è un dovere. Ma ci sono tante di noi che non lo fanno e questo non è giusto. Lo Stato deve trovare un sistema per far versare a tutte le tasse, perché tante sono abusive". Il sistema è appunto quello di incaricare i gestori dei locali di incassare 25 franchi al giorno. "Ma ancora esattamente non sappiamo nulla, attendiamo il regolamento", spiegano dalla direzione dell’Oceano di Pazzallo. "Certo - aggiungono - questa legge è un passo avanti anche se poi bisognerà capire come funziona il meccanismo. Dobbiamo chiedere noi i soldi, dobbiamo dare una ricevuta, a chi dobbiamo poi versarli, con che periodicità?".
Dopo l’approvazione della legge ora si attendono indicazioni precise. "Forse - dicono ancora dall’Oceano - sarebbe il caso di convocare tutti i gestori dei night e spiegare nel dettaglio come ci chiede precisamente lo Stato. Tenendo presente che chi lavora nelle nostre strutture già paga le imposte, perché i controlli ci sono, e sono periodici, e nessuno sfugge".
Il problema è come spiegare alle ragazze cosa devono fare esattamente dal momento che si annunciano e richiedono il permesso di lavoro. Quasi tutti i gestori dei locali, invece, sono d’accordo sull’articolo che mette in guardia contro la tratta di esseri umani, inserito in sede di discussione della legge in Gran Consiglio. "È una novità interessante - spiegano ancora dall’Oceano - una garanzia per le ragazze. E dovrebbe trasformarsi in uno strumento di prevenzione". Bisognerà però vedere in futuro se e come funzionerà, se riuscirà, come avevano chiesto le associazioni che si occupano di assistenza, a garantire davvero una protezione per chi decide di denunciare il protettore. Sono pochi i casi registrati in questi anni dalla polizia. Perché poi le prostitute si spostano e se sono protette in Ticino, magari non lo sono più a Ginevra.

m.sp.
28.01.2018


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