L'associazione delle prostitute boccia la nuova legge
'Le tasse per le squillo
porteranno altri abusi'
ANDREA STERN


La prostituzione è un lavoro come gli altri, trovo inaccettabile che chi la esercita non sia ritenuto abbastanza maturo per provvedere da solo al pagamento delle imposte", spiega Isabelle Boillat, coordinatrice della storica "associazione di difesa dei diritti delle lavoratrici del sesso" Aspasie, che boccia categoricamente la misura approvata lunedì scorso dal Gran Consiglio ticinese nell’ambito della nuova legge sulla prostituzione.
A suo giudizio, affidare al gestore dei locali erotici il compito di incassare le imposte dalle ragazze "è un provvedimento che manca di trasparenza e che crea un legame di dipendenza. Già oggi - afferma Boillat - sappiamo benisimo che ci sono degli abusi. Sappiamo che ci sono gestori che fanno la cresta sui premi di cassa malati o su altre spese delle ragazze".
Boillat spiega, ad esempio, che a Ginevra il sistema è diverso. "Le persone che restano meno di 90 giorni, circa il 40% delle prostitute attive nel cantone, non devono versare nulla. Quelle che restano più a lungo fanno una dichiarazione d’imposta e pagano il dovuto. Capita che alcune non riescano a compilare i formulari e vengano a chiederci aiuto. Ma credo sia importante che le prostitute siano trattate alla stessa stregua di ogni altra categoria professionale".
Di positivo nella nuova legge ticinese sulla prostituzione, secondo la coordinatrice di Aspasie, c’è la rinuncia a introdurre i controlli sanitari obbligatori.
"Riteniamo che sarebbe stata una misura stigmatizzante - afferma -. Già oggi esiste la possibilità  di fare controlli gratuiti e sappiamo che le prostitute sono molto attente alla loro salute. Se a volte capita loro di prendere dei rischi, è solo a causa dell’insistente domanda di clienti disposti a pagare cifre esorbitanti per dimenticare le regole del sesso sicuro".

a.s.
28.01.2018


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