Analisi a marginie delle ultime inchieste sulla criminalità
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Dalle banche ai caveau
la mafia cambia rifugio
MAURO SPIGNESI


Sono come l’uovo di Pasqua, si trova sempre una sorpresa. Possono essere vecchi, innocui ricordi di famiglia da preservare. Ma anche lingotti d’oro, beni e soldi da nascondere al fisco. O, peggio, tesoretti della criminalità organizzata. Delle mafie, che cercano continuamente nascondigli per mettere al riparo i propri capitali. A Milano ci sono inchieste aperte che portano direttamente al Ticino e alle cassette di sicurezza. Stanno andando avanti lentamente, tra verifiche e richieste di rogatorie. E ruotano proprio attorno a caveau privati. Perché il denaro sporco non è più "nelle banche che si dimostrano collaborative, ma nelle cassette di sicurezza. Soprattutto a Lugano", ha spiegato il nuovo capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano, la procuratrice Alessandra Dolci, alla Regione.
Sino ad oggi il sospetto che queste piccole casseforti contenessero denari di provenienza incerta c’era. Ma riguardava più l’evasione e la frode fiscale, oltre che l’attività delle società "cartiere", quelle vuote, prive di capitale reale, buone solo per raggirare il fisco, per non pagare l’Iva e per fallire rapidamente. Un primo segnale d’allarme era arrivato dal ministero pubblico (vedi articolo a lato) e dalla sezione reati economico finanziari, Ref, della polizia cantonale.
Dalle indagini della polizia è più volte emerso appunto, ha scritto la Ref, "il fenomeno delle cassette di sicurezza in mano a fiduciarie e privati che, non sottostando alle norme Finma (l’autorità di controllo federale sui mercati finanziari), soddisfano la crescente domanda di coloro che cercano un modo per depositare averi senza dichiararli al fisco". Ora c’è stato il salto di qualità della criminalità organizzata, come dicono le notizie che arrivano da Milano, che ha visto nei caveau un luogo sicuro per occultare contanti pronta cassa o per essere "sbiancati".
D’altronde, la strategia del denaro pulito delle banche e l’imminente entrata in vigore della normativa sullo scambio di informazioni finanziarie, hanno ormai ridotto i margini di manovra per chi vuole nascondere denaro frutto di evasione o riciclaggio. Resta solo una possibilità, e cioè le cassette di sicurezza private, che ormai esistono anche nelle società di traslochi. Quelle, per intenderci, fuori dal circuito bancario che non sottostanno ad alcun controllo. Per prenderle in affitto, con la formula del "self storage box", come si può leggere nei siti delle aziende che operano in Ticino, basta un documento d’identità. Un accorgimento facilmente aggirabile. Tanto che in una una mozione (respinta dal parlamento nel 2016) la consigliera nazionale socialista Marina Carobbio aveva chiesto una base legale per questo genere di attività. Ma il governo aveva risposto che non c’era un interesse pubblico urgente. "Presenterò - annuncia Carobbio al Caffè - un nuovo atto parlamentare. Non mollo".
Nonostante tutti questi campanelli d’allarme, Berna resta prudente. In un rapporto del Dipartimento federale delle finanze si parla appunto dei caveau privati e dei "locali di deposito ben custoditi" (quelli nelle zone franche). Nonostante sussista un potenziale rischio di abuso, secondo il rapporto nulla rivelerebbe la presenza "di un abuso effettivo e quindi di un pericolo reale". E questo perché "se è in corso un procedimento penale la magistratura può accedervi". Inoltre, secondo il Dipartimento, a queste cassette non si può estendere "il concetto di intermediazione finanziaria, perché si tratta solo di custodia fisica di valori patrimoniali". Dunque, è stata la risposta, non servono nuove norme.

mspignesi@caffe.ch
28.01.2018


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