L'ultima inchiesta sulle infiltrazione della 'ndrangheta
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Il vino delle cosche
in vendita in Svizzera
ALESSIA TRUZZOLILLO DA CATANZARO


È  una delle operazioni antimafia più importanti degli ultimi vent’anni. Sono 170 le persone finite in manette con l’accusa di essere capi e gregari della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina, piccolo comune nella provincia calabrese di Crotone. La cosca - riportano le indagini condotte dalla magistratura di Catanzaro e seguite da un pool di magistrati, dal procuratore capo Nicola Gratteri all’aggiunto Vincenzo Luberto e ai sostituti Domenico Guarascio, Fabiana Rapino e Alessandro Prontera - aveva potenti addentellati nel Centro e nord Italia e in Germania. Quella calabrese è riuscita a coordinarsi con tre procure tedesche e a garantire l’arresto di 13 persone, oltre al sequestro di diversi locali commerciali. I Farao-Marincola controllavano, in alcuni casi avendone il monopolio, le attività imprenditoriali nei territori sotto scacco con il coinvolgimento di amministratori e imprenditori compiacenti.
Da questo maxiblitz - denominato "Stige" - contro la ‘ndrangheta calabrese, risulta non essere rimasto immune il territorio svizzero. Le intercettazioni parlano chiaro, così come le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. L’8 febbraio del 2017 uno degli esponenti di spicco della consorteria, Francesco Tallarico, viene intercettato dai carabinieri del Ros mentre conversa con Rocco Crivaro, fratello di Franco ritenuto un esponente della ‘ndrangheta crotonese in Lombardia. I due parlano dell’esportazione di prodotti vinicoli in Germania e in Svizzera. Tra le accuse formulate contro gli indagati, vi è, infatti, quella di avere imposto, a scapito degli altri produttori, i propri prodotti vinicoli attraverso "rodati canali di commercializzazione". Un volume d’affari ingente come testimoniano le parole dello stesso Tallarico: "Siamo andati in Svizzera  … quando siamo arrivati in … dopo siamo andati a Lugano … omissis … abbiamo trovato uno che ha assaggiato il vino…  noi siamo andati ed abbiamo portato un cofano di vino giusto così per regalarlo … per farlo vedere  … Quel vino là è fatto proprio di vino… non è roba fatta… Hai capito com’è? … omissis … infatti sono un milione di bottiglie e sono finite". La cosca, dunque, controlla i suoi affari anche in territorio elvetico. A controllare l’imposizione dei prodotti vinicoli è un altro esponente ai vertici del clan, Giuseppe Sestito, che aveva fatto produrre alle cantine crotonesi Zito, una linea di vini (rosso bianco e rosato) denominata "Zu’Lorenzo". Lorenzo non è un nome scelto a caso, è il nome del defunto padre di Sestito il quale lo distribuiva attraverso la società "Tre Q srl".
Locali e ristoranti, controllati dai Farao-Marincola acquistavano il vino "Zu’Lorenzo". Nel corso di una intercettazione tra Sestito e Tallarico, i due parlano di una serie di investimenti da attuare in Svizzera, in accordo con tale Mario Donato Ferrazzo, considerato esponente del locale di ‘ndrangheta di Mesoraca. Tallarico ha incontrato Ferrazzo e riporta notizie del loro incontro - in cui si è parlato degli investimenti in Svizzera - a Sestito. "Ha detto - ‘Sedici locali sono nostri’ - e poi il resto sono in società - "Ma vieni tu o dobbiamo andare noi?" - "No, no, vengo e andiamo insieme" - "Ci diamo un appuntamento e ci vediamo direttamente là" - però ha detto in Svizzera interna … omissis … Dice che "L’importante è che tu sei a posto con i documenti"… omissis … Problemi non ce ne sono, altrimenti che stiamo andando a fare là? Ha detto". La conversazione è "omissata": ci sono informazioni ancora riservate riguardo alla Svizzera sulle quali gli investigatori stanno ancora indagando.
Altro particolare che emerge dalle carte dell’inchiesta è il procacciamento di armi proveniente dalla Svizzera. La cosca Farao-Maricola ha disponibilità di armi. Le indagini della Dda di Catanzaro hanno messo in luce come queste attraversassero l’Europa per giungere ai clan. Il percorso era Germania-Italia ma anche Svizzera-Italia come racconta il pentito Francesco Oliverio. "Sempre tramite i Crivaro - dice Oliverio -, Francesco Tallarico si procurava armi, corte e lunghe, che ai Crivaro provenivano dalla Svizzera".
28.01.2018


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