Legambiente lancia l'allarme, non ci sono controlli
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Troppa microplastica
minaccia i laghi ticinesi
MAURO SPIGNESI


Piccole, piccolissime, praticamente microscopiche. Eppure altamente pericolose. Le microplastiche stanno invadendo le nostre acque. Laghi e fiumi, soprattutto. Nel Verbano, ha calcolato un recente rapporto della Goletta verde di Lega ambiente, sono state riscontrate 123mila particelle per chilometro quadrato. Non ci sono dati, invece, per il lago di Lugano. "Anche se nelle nostre periodiche operazioni tramite i battelli con le griglie, che trattengono ciò che resta sospeso in superficie, qualcosa troviamo, non certo frammenti perché quelli non si vedono, ma altro materiale più grosso", spiega Fabio Schellmann, segretario del Consorzio pulizia delle rive e dello specchio d’acqua del Lago Ceresio. E aggiunge: "Viene rilevata la plastica quando si verificano forti e violente piogge e i fiumi scaricano nel lago di tutto, comprese bottigliette e buste che magari vengono abbandonate nei boschi. Quando puliamo i fondali invece riemergono copertoni, vasi di fiori, persino vecchi televisori e biciclette, che chissà da quanto tempo erano lì".
Il problema vero, tuttavia, è che non esiste una normativa precisa per vietare l’avvelenamento dei laghi da microplastiche. E questo nonostante imponenti campagne di sensibilizzazione scattate un po’ in tutta Europa e un piano d’azione coordinato dagli Stati del G7. Proprio sulla scia di questa politica di difesa dell’ambiente, un anno fa il consigliere nazionale dei verdi Glättli Balthasar aveva presentato una mozione a Berna chiedendo di vietare l’uso di cosmetici che liberano microplastiche primarie formate da minuscole particelle di granulato che si trovano ad esempio in creme esfolianti per il corpo, docciaschiuma o dentifrici. E che finiscono nei laghi e dunque vengono poi assorbite dai pesci entrando nella catena alimentare, attraverso le acque di scarico, visto che i filtri dei depuratori non sempre riescono a trattenere questo materiale. Il Consiglio federale, tuttavia, aveva chiesto di respingere la mozione sostenendo che sì, è vero, esiste questo genere di inquinamento, ed è stato sottolineato in uno studio condotto dal Politecnico federale. Ma per ora non ci sono dati scientifici tali da far scattare un allarme ambientale.
"Il problema è che non esiste un valore di legge, un limite che abbia una evidenza scientifica tale da prefigurare un danno ambientale e dunque che possa poi giustificare una nostra attività ispettiva - spiega Marco Jermini, direttore del Laboratorio cantonale -. Auspico che anche su questo fronte la politica possa intervenire presto. Ma per ora noi non abbiamo competenze sulle microplastiche". Il problema sono anche i valori di riferimento, cioè la portata della presenza di queste particelle nelle acque. Quale deve essere il limite per chilometro quadrato oltre il quale dovrebbe scattare l’allarme? Secondo Lega ambiente, ad esempio, sul lago Maggiore in corrispondenza del fiume Tresa, tra Luino e Germignaga, è stato riscontrato un picco preoccupante di oltre 550mila frammenti di microplastiche per chilometro quadrato. Un dato molto alto per cui sarebbero urgenti interventi drastici.

m.sp.
04.02.2018


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