La dura critica di Modenini, direttore degli "industriali"
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"Chi vota le leggi
poi non può violarle"
LIBERO D'AGOSTINO


Non risparmia colpi Stefano Modenini: "Molti politici dovrebbero comportarsi più seriamente", dice a Caffè il direttore dell’Associazione delle industrie ticinesi. "Un parlamento chiamato a fare le leggi, che giura fedeltà alla Costituzione e all’ordinamento giuridico svizzero - sottolinea -, non può violare la legge, approvando misure contrarie al diritto superiore. Il controllo sistematico dei nuovi permessi di lavoro è giuridicamente insostenibile".
Dopo i problemi con l’albo degli artigiani e "Prima i nostri", come spiega l’insistenza su misure legalmente controverse?
"Il parlamento è fatto di partiti e politici che cercano consensi elettorali anche con proposte irrealizzabili. Capisco la frustrazione di alcuni deputati che, in buona fede, vorrebbero rispondere alle attese dei cittadini con provvedimenti che ritengono giusti, ma che in realtà illudono soltanto visto che non si possono applicare perché illegali".
Si andrà avanti sempre cosi?
"Noi dobbiamo decidere una volta per tutte se vogliamo rinchiuderci in un sistema autarchico, in cui facciamo tutto noi, o se ci sentiamo parte di una Confederazione che ha relazioni con altri Paesi e che ha firmato degli accordi internazionali".
Come per l’albo degli artigiani anche il controllo dei permessi apre la strada ai ricorsi ai tribunali. Non si rischia una conflittualità legale che genererà ulteriori incertezze?
"Se il parlamento fa delle leggi giuridicamente insostenibili, scattano i ricorsi e queste norme possono essere poi modificate o abrogate. Si crea così una situazione d’incertezza del diritto. Un veleno per l’economia. La stabilità delle regole è un atout fondamentale della piazza economica. Noi stiamo scherzando col fuoco. Pochi giorni fa ho visitato un’impresa internazionale, con sede nel Mendrisiotto, che dovrebbe fare un grosso investimento nel nostro cantone. I dirigenti mi dicevano che i loro azionisti esteri da tempo domandano che certezza c’è delle leggi qui da noi. Il management locale per convincerli ad investire in Ticino, deve rassicurarli sul fatto che abbiamo un quadro giuridico stabile".
Come combattere il dumping salariale?
"Con meno misure, ma più mirate ed efficaci. Non si combatte il dumping con un eccesso di burocrazia che crea ostacoli alle aziende. Gli ispettori del lavoro hanno scoperto abusi salariali anche in alcuni contratti collettivi firmati dai sindacati. Bisogna inasprire le multe. Oggi possono arrivare sino a 30mila franchi. Non sono un deterrente? Aumentiamole. I disonesti vanno colpiti dove fa più male, nel portafoglio".
Da anni nel parlamento prevale "la politica dei segnali" con decisioni difficilmente applicabili, ma buone per mostrare all’opinione pubblica che si fa qualcosa. Dove porterà questa politica?
"Non si può andare avanti con la strategia dei segnali che serve solo a gettare fumo negli occhi della gente e ad inasprire i rapporti con Berna e i Paesi vicini. Bisogna proporre soluzioni concretizzabili come si fa altrove. Il Ticino è una regione di frontiera con problemi che altri cantoni non hanno, ma la pressione sul nostro mercato del lavoro diminuirà quando l’economia del nord Italia riprenderà a girare a pieno regime. Lo si è visto con gli immigrati portoghesi, stanno rientrando in patria perché il loro Paese è in netta ripresa".   
Tutte le statistiche confermano la crescita del cantone. Disoccupazione in calo e un’economia che registra risultati spesso superiori alla media nazionale, eppure si parla sempre di un mercato del lavoro allo sbando.
"Tutti i dati smentiscono questa visione, anche il direttore delle Istituzioni, Norman Gobbi, ha ribadito che il nostro mercato del lavoro non è il Far West. Il cantone deve mostrare il suo vero volto, deve concentrarsi sulle sue possibilità di sviluppo, come sta cercando di fare il ministro delle Finanze Christian Vitta. Il fatto che il Ticino aderirà alla Greater Zurich Area, la più prestigiosa piattaforma di marketing territoriale, e che l’Ubs insedi a Manno il suo polo tecnologico, significa che in Svizzera si guarda con molto interesse alla nostra economia e alle sue potenzialità".

ldagostino@caffe.ch
04.02.2018


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