La denuncia di Caritas a margine del caso delle Tigri Tamil
"I prestiti concessi
senza vere garanzie"
FEDERICO FRANCHINI


Per Caritas Svizzera vi sono delle violazioni sistematiche su come alcune banche calcolano il budget di chi richiede i prestiti. La pensano così anche gli avvocati degli imputati tamil. Il processo a Bellinzona ha messo in luce un altro aspetto importante: la facilità con la quale vengono concessi i crediti al consumo. In Svizzera, dove ogni anno vengono assegnati circa 110mila crediti di questo tipo, esiste una legge che obbliga le banche ad esaminare attentamente ogni richiesta e valutare la capacità di restituzione del cosiddetto "mutuatario". A questo scopo il creditore deve creare una sorta di budget dettagliato del richiedente. Entrate meno uscite: ciò che resta serve come base dell’importo del prestito. Una prassi voluta dal legislatore per evitare che si caschi nella morsa del debito.
Ora, secondo gli avvocati di alcuni imputati tamil, Bank Now avrebbe violato questa disposizione. In totale, i legali hanno raccolto 214 casi in cui la banca non ha controllato correttamente a chi ha concesso un credito. Per questo hanno denunciato l’istituto di credito alla Finma. Da parte sua Bank Now conferma di essere in contatto con l’Autorità federale di sorveglianza dei mercati finanziari ma non si esprime nel dettaglio.
La denuncia si aggiunge ad un dossier consegnato alla Finma lo scorso mese di novembre da parte dell’associazione Caritas Svizzera.
Il contesto non ha niente a che vedere con il processo di Bellinzona. Ma il dossier è simile a quanto raccolto dagli avvocati nell’ambito del procedimento penale in corso. Il servizio giuridico specializzato sull’indebitamento di Caritas Svizzera ha analizzato diversi dossier di crediti al consumo concessi negli ultimi anni. Una costante era spesso presente: nel budget mensile stabilito per diversi mutuatari vi erano sempre le solite spese: zero franchi per il cibo oppure 100 franchi per il trasporto, indipendentemente dalla distanza tra il luogo di domicilio e quello di lavoro. Insomma, le entrate differivano da cliente a cliente ma non le spese. Spese che erano calcolate al ribasso così come al ribasso erano stimati gli importi necessari per pagare le imposte o i premi delle casse malati. Ciò che significa una disponibilità finanziaria maggiore e la possibilità quindi, per la banca, di concedere un credito più elevato e ottenere guadagni più redditizi dagli interessi.
Per Caritas Svizzera, però, l’effettiva capacità finanziaria di questi consumatori non consente loro di rimborsare i crediti nel tempo legale previsto di 36 mesi. "Le somme prestate sono troppo alte per i loro bilanci, ma consentono un interesse annuale più interessante per queste banche", si legge nel comunicato di Caritas Svizzera, che ha constatato circa 200 casi in cui si sono manifestate queste presunte violazioni sistematiche della legge sul credito al consumo. L’organizzazione non ha comunicato le banche coinvolte.

f. f.
04.02.2018


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