Il 3,5% dei ticinesi ha "migrato" in un'altra assicurazione
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Pazienti rassegnati
non cambiano Cassa
PATRIZIA GUENZI


Sarà che il "povero" paziente è ormai rassegnato, sarà che con l’esperienza ha capito che comunque non cambia nulla, che qualsiasi cosa faccia il premio l’anno dopo aumenterà lo stesso. Sarà, perché no?, anche fedele e non vuole quindi cambiare cassa malati. Quest’anno è andata così. Il sito di confronto internet ha fatto un’indagine in tutte le regioni del Paese: mai così pochi svizzeri come a fine 2017 hanno scelto di andare in un’altra assicurazione. Il 7,9% a livello nazionale. Meno della metà in Ticino (3,5%), dove un terzo non ha addirittura mai cambiato cassa in vita sua. Per il 2018 pochissimi anche quelli che hanno scelto un’altra franchigia o un altro modello assicurativo. "Un’occasione persa - osserva Felix Schneuwly, esperto di casse malati e portavoce di Comparis -. Per molti cittadini sarebbe un bel risparmio, ma preferiscono lo status quo".  
I dati ticinesi sono una sorta di estrapolazione dall’analisi nazionale di Comparis, una stima. Ma comunque rappresentativi di ciò che per la prima volta è capitato. Mai si era raggiunto un valore così basso di "migrazione" da una cassa all’altra, con solo 660mila assicurati nel Paese che hanno disdetto il contratto a fine 2017 per farne un altro dal 2018. Spinti, ovviamente, soprattutto da un’offerta economicamente più allettante. E chi ha rinunciato? Secondo Schneuwly perché "nel 2018 i premi tutto sommato hanno avuto un aumento medio contenuto, del 4,9%, sensibilmente inferiore agli anni precedenti. Più lieve è l’aumento e minore è il numero di persone che cambiano cassa".
Anche sulla franchigia c’è  fedeltà. Una decisione combattuta, difficile da prendere. Come sapere quanta sanità si consumerà l’anno prossimo? Ci si ammalerà, si avrà bisogno di un ricovero? Si tenta la fortuna. Chi alza al massimo la franchigia - 2’500 franchi - spera di non dover andare da nessun medico. E il risparmio, a dipendenza della cassa e del singolo caso, può anche essere superiore a 100 franchi mensili. Eppure, dal 2017 al 2018, neanche il 7% degli assicurati ha alzato o ridotto la franchigia. "Molti  hanno già abbandonato in passato un costoso modello standard a favore di uno alternativo, più conveniente, come Telmed, Medico di famiglia o Hmo - osserva Schneuwly -. È perciò piuttosto raro che queste persone cambino il proprio modello una seconda volta".
C’è poi un’altra ragione per cui si decide di non farlo: i costi finali della sanità non diminuiranno. La rassegnazione di cui si parlava all’inizio. "È vero - conferma Schneuwly -, sicuramente molti pensano che le cose non cambieranno mai, che nulla potrà far scendere l’onerosa fattura per la salute. Cambiando cassa, però, si dà un segnale alle assicurazioni, le si stimola ad impegnarsi per abbassare i costi delle prestazioni che, ricordo, pesano per il 95% sul premio, il resto sono spese amministrative".
Il 69% di chi ha rinunciato ad andare in un’altra cassa sostiene di essere soddisfatto della propria situazione assicurativa. Il 13,2% è convinto di avere già quella più conveniente. Per molti altri si tratta di evitare l’antipatico dispendio amministrativo che impone il passaggio da una cassa all’altra, la perdita di tempo, la scomodità o le cattive condizioni di salute. Comunque sia, a fine 2017 più di un terzo ha affrontato la questione. Il 37,7% delle persone interpellate da Comparis ha infatti detto di aver preso informazioni per eventualmente modificare la franchigia, per un nuovo modello assicurativo o per andare in un’altra cassa. E più di un quarto ha richiesto almeno un’offerta assicurativa. Insomma, rassegnati, o fedeli, sì, ma fino ad un certo punto.

pguenzi@caffe.ch
04.02.2018


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