L'analisi di Avenir Suisse sull'alta formazione svizzera
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"Le nostre università
sono le più costose"
CLEMENTE MAZZETTA


La frontiera come elemento di successo dell’Università della Svizzera italiana (Usi) e della La Scuola universitaria professionale (Supsi). È una delle conclusioni a cui si arriva leggendo il dossier "Più eccellenza, meno regionalismo", elaborato da Avenir Suisse dedicato alle università svizzere. La vicinanza al confine influisce in modo significativo sulla proporzione degli studenti stranieri. In tutti i cantoni. Il Ticino, ad esempio, spicca con il 70% di studenti internazionali all’Usi, il 79% all’Accademia di architettura fino al record, peraltro ovvio, del 91% al conservatorio della Svizzera italiana (swissuniversities.ch).
L’analisi di Avenir Suisse evidenzia come la proporzione di personale straniero (docenti) e studenti con formazione scolastica precedente all’estero sia particolarmente elevata, nei due politecnici di Zurigo, all’Università di Ginevra e di San Gallo, e in Ticino, dove due docenti su tre sono stranieri.
L’Usi e la Supsi, cosa per altro nota, sarebbero un territorio dove il concetto "prima i nostri" ha avuto poco successo. Questo uno dei motivi "non dichiarati" che ha portato il Parlamento ticinese, lo scorso dicembre, a costituire una commissione di controllo. Al di là di questo, e dal fatto che le università svizzere godono di un’ottima reputazione internazionale, lo studio ha sottolineato come gli investimenti nel sistema di istruzione terziaria siano considerevolmente aumentati negli ultimi 20 anni. Con un aumento pari al 70%, sono cresciuti più velocemente e molto di più del prodotto interno lordo (aumentato solo del 40%).  Molti cantoni, rimarca Avenir Suisse, sfiorano i propri limiti finanziari per mantenere invariata l’offerta di servizi universitari. Con l’eccezione Nidvaldo (-11%) e Basilea Campagna (-2%), le spese generali per la formazione universitaria sono cresciute in tutti i cantoni tra il 2005 e il 2014.  
L’aumento è stato particolarmente significativo nei cantoni Basilea Città (  48%), Vaud ( 41%), Zurigo ( 41%) e Friborgo ( 33%). In Ticino, per fare un esempio concreto, l’impegno finanziario globale cantonale annuo per la gestione corrente del settore universitario oscilla tra i 142 milioni di franchi per il 2016 e i 156 per il 2020. Nel 2013 erano 127 i milioni. Nel 2008 erano 110. Insomma rispetto al numero di studenti, la Svizzera è uno dei Paesi che spende di più per l’istruzione superiore. Per Avenir Suisse la svizzera ha costruito uno dei sistemi di istruzione superiore "più costosi del mondo". E nonostante ciò - ecco l’obiezione di fondo - questo grande investimento non sempre avrebbe portato a un miglioramento della qualità. Sarebbero stati privilegiati "interessi di politica regionale" più che la ricerca delle eccellenze. La crescita della spesa universitaria è quindi diventata "discutibile".
E allora la domanda è: ancora giusto spendere tanto e in questo modo? Due i motivi che farebbero propendere per il no. Primo, la diminuzione delle risorse economiche assorbite dalle esigenze sociali, in particolare dal problema dell’invecchiamento della popolazione. Secondo, l’aumento della competizione internazionale che impone di investire in modo maggiormente finalizzato nel campo della ricerca. Perciò occorre rafforzare e raggruppare le scuole superiori svizzere, e soprattutto abolire il sistema di finanziamento "ad innaffiatoio" privilegiando le eccellenze. Lo studio, che  conclude chiedendo di dare la priorità ad una politica di formazione e non ad una politica regionale (ma non cancella l’impressione di voler favorire i grossi centri), propone infine una serie di misure (ben dieci, vedi strisciata a sinistra) per migliorare il sistema formativo universitario.

cmazzetta@caffe.ch
04.02.2018


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