Il governo sul post ingiurioso per l'omicidio Tamagni
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Elogiò un assassino
ma resterà impunito
ANDREA STERN


Resterà ignoto e impunito l’autore del post su Facebook "Io sto ancora godendo per l’eroe Marko Tomic al carnevale di Locarno". Un commento scritto nel novembre scorso all’indomani della mancata qualificazione dell’Italia per i Mondiali 2018, che scatenò ondate di indignazione in tutto il cantone per il suo chiaro elogio all’assassino del giovane Damiano Tamagni, ucciso dieci anni fa.
Rispondendo a un’interrogazione di Germano Mattei (Montagna Viva), il Consiglio di Stato spiega che "contrariamente a quanto può lasciare credere la visione di varie serie televisive, gli attuali mezzi informatici non permettono di risalire direttamente agli autori dei post".
Nel caso ci fosse stata una denuncia penale, l’unica via che il procuratore pubblico avrebbe potuto percorrere per ottenere l’informazione sarebbe stata quella di "una domanda di assistenza giudiziaria internazionale", visto che Facebook ha sede all’estero e si basa esclusivamente sul diritto statunitense. Ma in seguito sarebbe stata ad ogni modo necessaria "un’ulteriore indagine di polizia giudiziaria per risalire alla persona fisica, in quanto la piattaforma internet può unicamente fornire il collegamento internet utilizzato dall’autore per pubblicare il post".
Un’indagine che, nel caso in questione, avrebbe rischiato di essere ancora più laboriosa, visto che l’autore del post incriminato sembrerebbe vivere all’estero, in Italia, almeno in base a quanto scritto in un suo ulteriore commento ("Domani rubo ancora un po’ di lavoro a un disoccupato svizzero").
È quindi estremamente difficile risalire agli autori di post ingiuriosi su Facebook, in particolare se si tratta di "troll", persone che nascoste nell’anonimato di profili fasulli "gettano il sasso e nascondono la mano, cancellando poi il profilo aperto con l’unico scopo di fomentare le animosità".
Difficile ma non sempre impossibile. Lo dimostra il decreto d’accusa firmato nel novembre scorso dal procuratore pubblico Arturo Garzoni nei confronti di una donna che esultò sul social network per la morte di una 24enne eritrea a Bellinzona. Una condanna per discriminazione razziale resa possibile dalla denuncia penale sottoscritta da una settantina di persone e facilitata dal fatto che l’autrice del commento sia residente in Ticino.
In linea generale, il Consiglio di Stato afferma che, pur supportando e difendendo fermamente il diritto d’opinione e d’espressione, deplora "senza remora messaggi, che siano post, pubblicazioni, volantini o quant’altro, calunniosi, ingiuriosi, discriminanti o che ledano la sfera privata".
Messaggi di cui a volte sono vittima anche gli stessi ministri, "da parte di persone che non condividono le nostre opinioni o ai quali stiamo semplicemente poco simpatici".

a.s.
04.02.2018


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