Julia Klöckner, neo ministro, potrebbe sostituire la Merkel
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La superwoman Cdu
potenziale Kanzlerin
STEFANO VASTANO DA BERLINO


La Confindustria tedesca si è già lamentata delle concessioni della Merkel ai socialdemocratrici nelle 178 pagine del "contratto" della Grosse Koalition. Ma ciò che ha scatenato l’ira di tanti boss e premier regionali della Cdu sono quei 6 dicasteri alla Spd. Per adescare Martin Schulz e i suoi compagni nella terza "GroKo" infatti Merkel ha lasciato alla Spd il dominio delle Finanze, il regno che per 8 anni fu di Schäuble, oltre agli Esteri e al ministero del Lavoro.
"La Spd - ha reagito Daniel Günther, premier della Cdu in Schleswig-Holstein - ha ottenuto troppo, la Cdu ha bisogno ora di un rinnovamento". Annegret Kramp-Karrenbauer, premier della Cdu in Saarland, l’ha detto chiaro e tondo: "Le Finanze le avremmo dovute gestire noi, darle alla Spd fa male". L’era in cui le scelte della Merkel erano "alternativlos" nella Cdu, "senza alternative" - come la Merkel definì l’euro - è finita. E dato che proprio la Kramp-Karrenbauer non compare nella rosa dei futuri ministri, i fari sono ora tutti puntati sulla sorridente  Julia Klöckner.
La 46enne, dal 2012 vicepresidente della Cdu, sorride non solo per il prossimo incarico di ministro dell’Agricoltura, ma perché è lei il potenziale successore di una Kanzlerin sfibrata, e al tramonto. Certo, tra le Superwoman della Cdu c’è anche Ursula von der Leyen: ma l’ex e futura ministra della Difesa è così ambiziosa da vedersi anche come Presidente della Repubblica. La Klöckner vola più basso, anche perché non le è riuscito nel 2011 né due fa anni fa di strappare alla Spd il feudo renano. In compenso, da brava Vize della Cdu ha difeso a spada tratta la Kanzlerin nelle trattative per la (fallita) "Jamaika-Koalition". Alta, bionda, elegante (e di recente dimagrita), Klöckner - una figlia di viticoltori che ha studiato pedagogia e teologia cattolica - entra nel 2002 nel Bundestag e per due anni è stata segretaria di Stato dell’Agricoltura. Il suo carattere allegro, spontaneo è agli antipodi della fredda, raziocinante e protestante Merkel. Nell’ultima campagna elettorale, ad esempio, si è espressa per un divieto del "Burka" per le strade tedesche.
Quel velo, ha sentenziato, "non è un simbolo religioso, ma una posizione politica". Il mese scorso ha persino bacchettato quelle femministe che "lottano per una lingua meno sessista ma, dice Klöckner, tacciono sul ruolo delle donne nelle famiglie arabe-patriarcali qui in Germania". Il tema di regole valide per tutti, profughi o meno, è il suo cavallo di battaglia: "Chi in Germania si rifiuta all’integrazione, ripete lei, deve capire che ha sbagliato il Paese in cui vivere". Famoso il cosiddetto "Piano A 2", dalle due paginette in cui l’aveva formulato, in cui si batteva - chiaramente contro le posizioni della Merkel - per un contingente annuo di migranti "e una riduzione del numero dei migranti", recitava il suo intransigente slogan sui manifesti elettorali.
Toccherà a questa bionda dal dolce sorriso, ma dal carattere deciso sostituire la tentennante Kanzlerin che venne dall’Est? Per ora non sappiamo neanche se la terza GroKo decollerà davvero (tutto dipenderà dal voto del 4 marzo sulla "GroKo" degli iscritti della Spd). Quel che è certo è che mai la Kanzlerin è apparsa tanto debole e invisa quanto oggi. E che di sicuro, come ci ha detto il politologo Herfried Münkler, "Merkel non è il tipo di voler durare in eterno come Berlusconi".
11.02.2018


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