I retroscena della maxi tangente Eni aora a processo
Un intrigo globale
dall'Africa a Lugano
FEDERICO FRANCHINI


La vicenda Opl 245 è una matassa ingarbugliata il cui bandolo è in Nigeria. Qui, più che una manna, l’oro nero è una maledizione: invece che favorire lo sviluppo, il petrolio avvantaggia solo una piccola élite locale foraggiata dalle multinazionali occidentali. Una prassi nota ma di cui il caso Opl 245 è forse l’esempio più emblematico. Politici corrotti, società offshore, intermediari, affaristi e faccendieri: la trattativa che ha coinvolto Eni e Shell ha avuto un gran numero di protagonisti. Ognuno pronto a trarre vantaggio da questa operazione. Tutto comincia nel 1998. Al potere, in Nigeria, c’è il generale Abacha. È lui che assegna per 20 milioni il blocco Opl 245 a una società offshore, la Malabu,  dietro cui si nasconde l’allora ministro del petrolio Dan Etete.
Qualche anno dopo alla porta di Etete (nel frattempo condannato in Francia per riciclaggio) bussano prima la Shell e poi la Eni. Tra cause legali e depistaggi iniziano le trattative. Entrano in gioco i vari intermediari come Emeka Obi e i suoi sponsor italiani, Gianluca Di Nardo, imprenditore basato a Lugano e il pregiudicato Luigi Bisignani, considerato vicino a Paolo Scaroni, allora amministratore delegato di Eni. Ad un certo punto, però, la trattativa s’inceppa. Interviene il governo nigeriano con il presidente Goodluck Jonathan, che mette (apparentemente) fuori gioco la Malabu e i vari mediatori, rilasciando la licenza a Eni e a Shell per 1,092 miliardi di dollari.
Il gruppo italiano potrà così dire di aver trattato solo con il governo nigeriano. Ma per i pm di Milano la multinazionale sapeva che questo versamento sarebbe stato solo di passaggio e che il denaro sarebbe poi ritornato in parte alla società controllata da Etete e poi usata per pagare tangenti al presidente nigeriano e ad altri politici di alto rango.
Ma non solo: per l’accusa parte di quel denaro sarebbe rientrato ai dirigenti stessi di Eni e Shell. Dopo una lunga inchiesta, lo scorso 20 dicembre il tribunale di Milano ha deciso di rinviare a giudizio le due società, diversi loro quadri, l’ex ministro Etete e vari intermediari. Il processo inizierà il 5 marzo.
25.02.2018


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