Modenini, direttore Aiti, sulla disoccupazione over 55
Dico no all'assistenza,
sì alla riqualificazione
STEFANO MODENINI, DIRETTORE INDUSTRIALI


Altro che proposta shock per evitare che gli over 55, una volta esaurito il diritto alle indennità di disoccupazione, finiscano ad ingrossare le fila dell’assistenza. Quella della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale (Cosas) equivale ad una capitolazione generalizzata. Per tutti. Garantire la copertura dei sussidi contro la disoccupazione fino al pensionamento, non serve né all’economia e soprattutto non serve ai 55enni.
Innanzitutto sarebbe un costo enorme riversato sulle spalle dell’assicurazione contro la disoccupazione. La revisione della Ladi, approvata dal popolo nel 2010, è andata in tutt’altra direzione. Secondo, si ridurrebbero gli incentivi per chi resta senza lavoro a trovarsi una nuova occupazione, a riorientarsi.
Credo piuttosto che si dovrebbero elaborare nuovi strumenti, nuove azioni per reintegrare in modo più efficace gli over 55. Le politiche che le associazioni economiche stanno mettendo in campo sono proprio volte a sollecitare questo tipo di risorse, ovvero riqualificare personale locale per ridurre laddove possibile il ricorso a manodopera estera e le complicazioni che questo porta con sé. Certo non è facile. Ciò implica uno sforzo da parte di tutti: dell’economia, della politica e degli stessi lavoratori. Però piuttosto che aumentare la rete di protezione sociale, sarebbe più opportuno implementare una serie di misure speciali per chi perde il lavoro dopo i 55 anni. Perché siamo consapevoli che è un’età molto critica. Si tratta di lavoratori che non hanno vissuto completamente l’avvento della digitalizzazione, che hanno competenze spesso relative ad un solo settore, che rispetto ai giovani arrivano da poche esperienze lavorative, e hanno bisogno di più attenzioni per stare al passo dei tempi. Ma sta alla responsabilità dell’economia e della politica trovare delle soluzioni per reintegrarli nel mondo del lavoro. Questo è lo sforzo da fare, non quello di garantire una rete sociale di protezione che gli permetterà in qualche modo di arrivare alla pensione. Altrimenti è come dire che è impossibile per gli over 55 rientrare nel mondo del lavoro, che possono provarci, ma anche no, visto che saranno protetti.  
Dunque, bisogna cambiare paradigma. Perché sarà inevitabile riprendere in mano la questione dell’età del pensionamento con una prospettiva verso i 67 se non verso i 70 anni d’età, cosa probabilmente necessaria a medio-lungo termine per garantire la sostenibilità delle assicurazioni sociali. Ed è evidente che non si può da una parte sostenere che bisogna lavorare fino a 70 anni e dall’altra dire che dopo i 55 anni non si è più reintegrabili. È un controsenso.
04.03.2018


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