Luca Camponovo, Ocst, sulla disoccupazione over 55
Restare iscritti agli Urc
potrebbe ridare fiducia
LUCA CAMPONOVO, SINDACALISTA OCST


Da un punto di vista prettamente sindacale, garantire agli over 55 che perdono il lavoro il pagamento delle indennità di disoccupazione ben oltre i 520 giorni previsti oggi dalla Legge sull’Assicurazione contro la disoccupazione (Ladi) sarebbe bello. L’ideale, non solo per evitare il ricorso all’assistenza, una volta terminati i due anni di indennità, ma anche per spronare queste persone a continuare a cercare un nuovo lavoro. Soprattutto per aiutarle a non perdere la fiducia e rientrare nel circuito professionale, magari anche solo a metà tempo. Già oggi nei quattro anni precedenti l’entrata in Avs, la disoccupazione può coprire un arco più lungo, ovvero fino a due anni e mezzo. Ricordo anche che fino a 15 anni fa in Ticino erano previste delle misure speciali con la legge "L-Riloc", che garantivano ulteriori sei mesi di indennità straordinarie. Poi questa opportunità, per una questione di risparmi e tagli, è stata cancellata.  
Ma guardiamo in faccia alla realtà. Oggi, chi va in disoccupazione dopo i 55 anni fa estremamente fatica a trovare un nuovo impiego. E dopo due anni, senza consistenti risparmi, ci si ritrova inevitabilmente in assistenza. In Ticino, però, i disoccupati di lunga durata, anche dopo aver superato i 24 mesi e dopo essere finiti in assistenza, se non invalidi e se non hanno malattie particolarmente invalidanti, sono obbligati a rimanere iscritti presso gli Uffici regionali di collocamento (Urc). È una condizione obbligatoria, pena la mancata concessione delle prestazioni assistenziali.
Nel nostro caso, dunque, l’auspicio della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale, per quel che riguarda l’obbligo di annunciarsi agli Urc, anche dopo i 24 mesi e continuare ad adoperarsi per reinserirsi nel mercato del lavoro, è già una realtà.
È vero però che gli over 55 che ricevono le indennità di disoccupazione hanno grandi difficoltà a reinserirsi. A maggior ragione queste difficoltà raddoppiano per le persone finite in assistenza. Faticano il doppio. Si deprimono. Sono meno propositive. Sentono sulla loro pelle una diminuzione del loro status. In altre parole il passaggio da disoccupato ad assistito, segna una drammatica svolta nella vita delle persone. Non solo economica - perché vede tendenzialmente diminuire il proprio reddito - ma anche esistenziale. Solo una minima parte riesce a ricollocarsi. In gran parte con occupazioni parziali, di durata determinata o impieghi ausiliari. Da questo punto di vista continuare a versare le indennità di disoccupazione, anche oltre, potrebbe essere più motivante. Purtroppo la revisione della Ladi dell’aprile 2011 è stata approntata verso una importante riduzione delle prestazioni".
04.03.2018


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