Le organizzazioni dei lavoratari crescono tra crisi e paura
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Più iscritti ai sindacati,
è l'effetto precarietà
CLEMENTE MAZZETTA


Più si deteriora il mercato del lavoro, più crescono i lavoratori che si iscrivono ai sindacati. Negli ultimi sei anni l’Unione sindacale svizzera (cartello che riunisce Unia, Vpod, Ssm e Sev) è cresciuta del 3%, con il sindacato Unia (21mila) a far la parte del leone. È aumentato del 9% anche il sindacato cristiano sociale. Oggi l’Ocst, con oltre 42mila aderenti, è l’organizzazione più rappresentativa dei lavoratori. Ma la realtà del mondo del lavoro è tutt’altro che rosea.
"Il problema è che molti si rivolgono al sindacato solo quando hanno un problema -osserva Raul Ghisletta, segretario del sindacato Vpod, stabile su circa 5mila iscritti in prevalenza nel settore socio-sanitario, oltre che pubblico -. Facessero ricorso a noi prima, sarebbe meglio". Ghisletta osserva una crescente deregolamentazione del settore socio-assistenziale che "è ormai diventato un business. Siamo in presenza di tante piccole ditte che nascono e muoiono. Si fatica ad avere un minimo di regole comuni".
E così aumentano i problemi, i disagi sul posto di lavoro, le cause giuridiche, le tensioni aziendali. I lavoratori cercano protezione sindacale. "Arrivano, si fanno risolvere il problema ma poi non li vedi più", nota Ghisletta. Una concezione del sindacato "usa e getta", dove prevale un uso episodico, occasionale della protezione e dei servizi offerti da sindacati. Un tema diffuso, che esiste anche per Unia.
Il segretario Enrico Borelli lo spiega con l’estrema precarizzazione del mondo del lavoro, dove il sindacato rappresenta l’ultima ancora di salvezza. "Ma oltre a questa tipologia di iscritti dell’ultimo momento, che ci sono sempre stati - osserva Borelli -, in Ticino rispetto ad altre regioni abbiamo un tasso di anzianità di affiliazione sindacale superiore alla media. Non è raro trovare lavoratori che rimangono iscritti tutta una vita" .
Unia Ticino, dal 2004, da quando si è costituita unificando varie sigle sindacali, è aumentata di ben 3500 iscritti: una crescita del 20%. Nello stesso periodo, stando all’Ufficio di statistica cantonale, gli occupati (residenti e frontalieri) sono saliti del 27%. Fortissima la presenza dei frontalieri (65mila), poco sindacalizzati. Comunque, nel complesso, l’Unione sindacale svizzera  rappresenta a tutt’oggi oltre 33mila lavoratori. "La lotta al dumping resta uno dei nostri obiettivi prioritari per rispondere all’urgenza salariale che colpisce tutti. A questo va aggiunto la lotta per il rinnovo contrattuale nell’edilizia e nell’industria e quella per la parità salariale uomo-donna", aggiunge Borelli, che sostiene di considerare l’unità sindacale un valore "che va però riempito di contenuti concreti a difesa dei lavoratori".
Una risposta indiretta all’appello di Renato Ricciardi, segretario cantonale dell’Ocst, che invita a far fronte comune. "Rispetto al sindacato Unia - dice Ricciardi - abbiamo visioni diverse su alcun settori. Penso alla questione del contratto della vendita. Ma non esagererei le tensioni. Andiamo nella stessa direzione. C’è convergenza su molti temi: sulla contrattazione collettiva, sulla lotta per il salario minimo". L’Ocst è il sindacato che è aumentato maggiormente negli ultimi anni. "Una crescita dovuta ad una presenza e ad un’attività più intensa del sindacato che ha puntato sulla contrattazione collettiva - spiega Ricciardi -. Ciò ha indubbiamente permesso di organizzare meglio e in modo capillare l’organizzazione sindacale". Ma la realtà occupazionale si è fatta più complessa. Anche sul piano politico. Perché, al di là degli appelli all’unità d’azione, il fronte unico sindacale è messo in crisi dalla prossima votazione sulla riforma fiscale-sociale. Con l’Ocst che la sostiene e con l’Unia che ha promosso il referendum.

cmazzetta@caffe.ch
04.03.2018


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