Un futuro pubblico per l'"istituto del cuore" di Lugano
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"Il Cardiocentro?
Finirà sotto l'Ente"
PATRIZIA GUENZI


Vien da pensare al Cuore matto di Little Tony. Un vecchio tormentone in cui il cantante si struggeva per un amore "andato via". Un tormento, anche questo di cuore e vieppiù doloroso, ha colpito da ormai un anno il Cardiocentro di Lugano. All’istituto, gestito da una fondazione privata, non piace l’idea di finire dentro l’Ente ospedaliero nel 2020, come prevede la convenzione del 1995. "Un passaggio obbligato, il Cardiocentro verrà acquisito dall’Ente", dice il direttore genererale dell’Eoc, Giorgio Pellanda. E spiega: "Avrà un’autonomia operativa e gestionale importante, come l’Istituto oncologico di Bellizona e il Neurocentro di Lugano. Gestirà la distribuzione delle specialità mediche attraverso le attività ambulatoriali e di prossimità negli ospedali regionali. Ma sarà inquadrato nell’Eoc".
Inquadrato nell’Ente? Neanche a parlarne. Il Cardiocentro non ci sta, tra le varie richieste anche l’autonomia finanziaria. E ha già mosso mari e monti, ha chiesto, e ottenuto, il sostegno della Città di Lugano perché "va salvaguardato l’affermato modello Cardiocentro che ne ha garantito il successo", hanno detto i vertici. Da qui la proposta di un Consiglio di istituto (quattro membri del Cardiocentro e uno ciascuno per Eoc, Cantone e Città "a fare da garante affinché non venga stravolto l’assetto odierno". "Ma nessuno vuole stravolgere niente - replica Pellanda -. Un minimo di fiducia ci vuole. Il tempo stringe e una decisione va presa. Entrambi abbiamo interesse ad avere una cardiologia di prima qualità, ma un Cardiocentro solo e isolato sarà sempre più fragile". E uno che di cuori se ne intende, Giorgio Noseda, cardiologo ed ex primario all’ospedale di Mendrisio e di Lugano rincara: "I patti vanno rispettati. C’è un contratto e il Consiglio di Stato ha già dato il suo parere". Che Paolo Beltraminelli, direttore del dipartimento sanità e socialità, sintetizza così: "Il passaggio del Cardiocentro è previsto alla fine del 2020 e dovrà essere garantita la qualità delle cure". Ed è proprio la qualità delle cure, una delle preoccupazioni sollevate in questi mesi dal Cardiocentro. "L’Ente non è l’ultimo arrivato - osserva il direttor Pellanda -. Anche noi siamo interessati a mantenere la qualità delle cure, come per qualsiasi altro nostro istituto".
Una qualità a tutto vantaggio dei pazienti, sottolinea Brenno Balestra, primario di medicina interna al Beata Vergine di Mendrisio: "Dal mio osservatorio posso dire che la collaborazione tra i medici dell’Ente e del Cardiocentro è ottima, non vedo alcun ostacolo, ma solo vantaggi ad operare sotto un unico tetto, nell’interesse del paziente ma anche del cantone". E aggiunge: "Un accordo su come sviluppare ulteriormente futuri progetti comuni, a livello medico, è già stato raggiunto. Il resto, purtroppo, è solo politichetta e interessi personali".
Ma la polemica monta. E ne risente anche il personale, preoccupato per il proprio futuro. "Abbiamo già dato tutte le garanzie necessarie ai dipendenti", taglia corto Paolo Sanvido, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Ente. È invece verosimile che qualche "doppione", qualche ruolo all’interno del Cardiocentro già contemplato nell’Ente, potrebbe essere eliminato. Sono anche questi i timori, stando a voci di corridoio. "Per la sanità pubblica è un tassello importante avere un istituto come il Cardiocentro - sottolinea Gina La Mantia, ps e membro della Commissione sanitaria in Gran Consiglio -. Avrà una propria autonomia come l’Istituto oncologico". E il dottor Franco Cavalli, che di quest’ultimo è stato tra i fondatori e sino all’anno scorso direttore scientifico, spiega: "Siamo considerati come un ospedale, con una nostra contabilità, una direzione e un’organizzazione indipendente. Il che ci permette di preservare la nostra autonomia. Semmai, proprio come per noi, la ricerca di laboratorio del Cardiocentro potrebbe essere gestita all’esterno, ad esempio dalla Fondazione. Ma l’attività coi pazienti deve restare all’Eoc. Inoltre, pensando alla Facoltà di medicina di Lugano saremmo il solo cantone universitario in Svizzera senza la cardiologia. Un’anomalia assoluta".

p.g.
25.03.2018


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