Gli esperti di diritto sportivo sul caso Xhaka e Shaqiri
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'Gesti inopportuni
ma... basta polemiche'
MAURO SPIGNESI


Al massimo si potrebbe configurare un comportamento antisportivo, sanzionabile con una multa. Ma non ne sono affatto certo". Quando l’avvocato Brenno Canevascini, esperto in diritto dello sport, ha visto in diretta Granit Xhaka e poi Xherdan Shaqiri fare il gesto dell’aquila è saltato sulla sedia. "Devo ammettere - aggiunge - che inizialmente non mi è sembrato un bel gesto. Se giochi per il tuo Paese non vai a spolverare simboli che riconducono alle tue origini. E anche io mi sono interrogato sulle possibili sanzioni. Poi ho scambiato qualche impressione con alcuni colleghi e amici, ho sentito le dichiarazioni di Xhaka e ho capito che alla fine di rilevante, sotto il profilo del regolamento sportivo, c’era poco. Naturalmente questa è la mia impressione".
Un’impressione, quella di Canevascini, che coincide con quella dell’avvocato luganese Giangiorgio Spiess, che sino al 2009 sedeva nel comitato esecutivo dell’Uefa accanto a Michel Platini. "Non ci trovo nulla di irregolare in quei gesti - dice il legale -. Peraltro difficilmente interpretabili, tenendo conto del momento e della situazione. Poi, in campo ci sono decine di telecamere e c’è il referto dell’arbitro a fare testo". Per Spiess, "si sta facendo troppa polemica, e in parte lo trovo squallido questo modo di fare. Io sarei per relativizzare quanto accaduto. Poi magari sarebbe giusto un intervento della nostra federazione per spiegare ai due giocatori che il loro era un gesto inopportuno. E tuttavia non vorrei che questo fatto andasse a sottrarre il valore sportivo dell’impresa compiuta dalla Svizzera".
Sulla questione che se giochi nel Paese che ti ha accolto e fatto crescere, in quello in cui ti sei identificato, non puoi poi mimare gesti che riconducono alle tue origini, è d’accordo anche Francesco Bianchi, ex arbitro internazionale, osservatore ed ex responsabile della Commissione arbitri in seno alla Federcalcio elvetica. "Il mio parere personale - spiega Bianchi - è che quanto compiuto da Xhaka e Shaqiri non è un comportamento sanzionabile o che può comportare squalifiche. Al massimo si può arrivare a una multa. Ma questo non è il mio campo e oltre non posso andare". Secondo Bianchi in sede di giudizio, tuttavia, potrebbero entrare in ballo una serie di attenuanti. "Come il fatto che in campo si vivono emozioni forti che spesso non ti fanno restare lucido e ti portano a commettere gesti forse inappropriati - osserva -. Però, come mi è parso di capire nelle dichiarazioni post gara, il gesto era legato più alle radici, all’etnia, non aveva un significato politico". Anche Bianchi è comunque del parere che la federazione dovrebbe chiedere di evitare certi comportamenti che si prestano alle polemiche. "Sul gesto specifico - nota Spiess - non credo che la Fifa possa interpretarlo come provocatorio". Tuttavia, la Fifa è sempre stata piuttosto intransigente verso ogni tipo di messaggio, riferimento o esultanza che racchiude un significato politico.

m.sp.
24.06.2018


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