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Ecco cosa fanno e dove operano gli eserciti privati svizzeri
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Le discrete società
che reclutano mercenari
FEDERICO FRANCHINI


Un settore discreto, per non dire opaco, in cui sono attivi ex militari d’élite, avventurieri, legionari e vecchie spie. Come Jean-Philippe Lafont, un passato da mercenario - ha contribuito al colpo di Stato nelle Comore nel 1995 - che a Neuchâtel ha fondato il Groupe Tara, società specializzata nella protezione di personale di compagnie occidentali attive in Irak. Oppure come Jean-Marc Gadoullet, ex membro delle forze speciali francesi, che nel canton Vaud ha basato la sagl Opos, acronimo di Opérations et organisations spéciales. Anche a Chiasso c’era un gruppuscolo di società facenti riferimento ad un ex comandante della legione spagnola. Società nel frattempo liquidate il cui scopo, oltre al commercio di metalli preziosi, era quello di formare corpi di armata nazionali, di polizia e guardie presidenziali, nonché proteggere organizzazioni non governative in zone a rischio.  
Nel maggio 2008 il Consiglio federale aveva rinunciato ad introdurre l’obbligo di registrazione e autorizzazione per le imprese di sicurezza e le società militari che operano in zone di conflitto. Si diceva che la Svizzera aveva un’importanza marginale per queste compagnie. Poi, nel 2010, l’arrivo a Basilea della società Aegis Group Holdings aveva suscitato un ampio dibattito politico e mediatico. Basato a Londra, il gruppo Aegis era considerato uno dei maggiori gruppi di mercenari al mondo, con circa 20.000 uomini impiegati in appoggio all’esercito americano. Nel febbraio 2011, il Governo ha così optato per un cambio di rotta che ha portato, nel 2016, all’entrata in vigore di una nuova legge, la Legge federale sulle prestazioni di sicurezza private fornite all’estero (Lpsp). Quest’ultima è stata giudicata come un "ostacolo insormontabile" dalla stessa Aegis che, già nel 2014, ha deciso così di lasciare la Confederazione. La Lpsp obbliga le società attive nei servizi di protezione fisica o d’intelligence privato a dichiarare i loro incarichi fuori dall’Europa. Che si tratti di proteggere una multinazionale in Iraq o di fare da scorta a degli operatori umanitari occorre prima chiedere un’autorizzazione a Berna. Ad occuparsene è la Sezione servizi di sicurezza privata (Sssp), creata nel 2016 in seno alla Divisione politica di sicurezza del Dipartimento federale degli affari esteri. L’unità è composta da quattro collaboratori, tra cui il capo sezione Fulvio Massard. Un piccolo gruppo di funzionari federali, insomma, che da Berna tenta di fare luce su un settore abituato a operare nell’ombra.
Il lavoro non manca. Dall’entrata in vigore della legge, quarantaquattro imprese hanno presentato 763 notifiche. Oltre la metà riguardano un’attività in Africa del Nord e in Medio Oriente. Soltanto nel 2017, ventiquattro imprese hanno presentato un totale di 457 richieste concernenti l’esercizio di una prestazione di sicurezza privata. La gran parte di queste notifiche concerne la protezione delle persone e la guardia di beni e immobili in "un ambiente complesso". Ventisei notifiche riguardano il sostegno operativo o logistico a forze armate o di sicurezza. La Sssp ha aperto diciotto procedure d’esame ma soltanto in due casi ha vietato l’attività notificata: "Si tratta di attività di sostegno logistico a delle forze armate o di sicurezza in Medio Oriente", spiega al Caffè Pierre-Alain Eltschinger, portavoce del Dfae che aggiunge: "In un caso il rischio che la prestazione notificata fosse utilizzata dalle autorità del paese interessato per commettere violazione dei diritti umani. Ciò che ha motivato il divieto. Nell'altro caso, il divieto si fonda su considerazioni relative alla stabilità della regione".
24.06.2018


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