Con un tasso sotto il 3% poche occasioni per le imprese
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Cala la disoccupazione
e viene meno l'offerta
MAURO SPIGNESI


Lo aveva detto neppure tre settimane fa: "L’affluenza dei frontalieri è quella che rende possibile alle aziende trovare personale qualificato". Alberto Siccardi, imprenditore fra i più attivi in Ticino, aveva commentato così sul Caffè il calo progressivo della disoccupazione, scesa sotto la quota fisiologica del 3 per cento. Un dato che se da una parte è sinonimo di salute, dall’altra tuttavia è il segnale di un possibile cortocircuito economico, come hanno spiegato più volte gli economisti e come ha ribadito uno studio di Credit Suisse di qualche giorno fa. Perché con pochi disoccupati la manodopera scarseggia e diventa difficile attingere dal mercato locale, sempre meno assortito, visto che buona parte dei senza lavoro hanno una bassa formazione. Ed ecco perché le imprese guardano oltrefrontiera. Come ha spiegato anche un altro imprenditore ticinese, Emanuele Centonze, ammettendo di non riuscire a trovare professionisti nei settori della qualità e della sicurezza. Ma ora, con l’iniziativa di Como e Varese, anche questa enorme risorsa di professionisti, un bacino di migliaia di persone con una formazione pagata dall’Italia e che la Svizzera in questi anni ha portato via praticamente a costo zero, rischia seriamente di scomparire.
Un po’ l’effetto della ripresa generalizzata. Un po’ il nuovo rapporto di cambio fra euro e franco. Un po’ un’altra serie di coincidenze geopolitiche che spingono l’industria delle esportazioni. Fatto sta che  gli ottimi ritmi di crescita, potrebbero fare i conti con la mancanza di manodopera, tenendo conto appunto della disoccupazione bassa (circa cinquemila senza lavoro) e delle porte socchiuse del mercato dei professionisti stranieri. E sarebbe, appunto, un problema.
In Ticino attualmente ci sono oltre 235mila occupati, a fronte di 4.208 disoccupati ufficiali e 8.075 persone (3.867 hanno un lavoro) in cerca di un impiego. Sono, invece, 789 i disoccupati di lunga durata (oltre un anno) registrati presso gli Uffici regionali di collocamento, alcuni non immediatamente reinseribili in una azienda. Tra gli occupati i frontalieri sono il 27 per cento della forza lavoro, circa 65mila, concentrati in prevalenza nei settori terziario (oltre 40mila, in particolare nel commercio, nella sanità e nella ristorazione) e secondario (oltre 23mila, soprattutto nel manifatturiero).
I settori più toccati dalla disoccupazione sono quelli delle professioni commerciali e amministrative, con 688 disoccupati e personale di hotel e ristoranti, con 612 persone in cerca di un posto. Seguono commercio ed edilizia, settore quest’ultimo dove a fronte di 195 tagli di diverse imprese si sono tuttavia aperte nuove prospettive per 119 operai.
Altro dato interessante. A fine maggio i posti vacanti annunciati presso gli Uffici regionali di collocamento erano 567, ma non si tratta di un dato esaustivo, lo spiega lo stesso Cantone che parla di "una parte minima dell’offerta globale realmente esistente sul mercato". Si tratta di profili professionali spesso difficili da reperire sul mercato, soprattutto per quanto riguarda nuovi settori, come l’informatica, l’ecommerce che sta registrando un successo diffuso, o la moda che sta continuando ad attrarre piccole e medie imprese.

m.sp.
01.07.2018


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