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L'analisi dopo il Pardo d'ro al film "A land imagined"
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Ha vinto un film
che vedranno pochi
MARIAROSA MANCUSO


Twin Peaks" di David Lynch ha fatto danni, generando imitatori non all’altezza del maestro. L’ultimo meteorite colpisce il Palmarès di Locarno 2018, vinto da "A Land Imagined": film made in Singapore che comincia operaio come "Il salario della paura" di William Friedkin (o anche "Vite vendute" di Georges Artaud) e finisce visionario. Ai lavoratori immigrati viene tolto il passaporto, trovano sollievo nelle sale giochi (o forse anche il cantiere è un sogno, chi può dirlo?). Va notato comunque lo sfasamento: la serie tv è andata in onda nel 1990, il cinema la imita trent’anni dopo.
Il regista vincitore del Pardo si chiama Yeo Siew Hua, non fate neppure lo sforzo di tenerlo a mente: fa un film ogni dieci anni, questo è il secondo, e nelle sale non circolerà. Bisogna pur rispettare la gloriosa tradizione del Locarno Festival, dove il pubblico e il cinema si incontrano solo in Piazza Grande, per il resto viaggiano su binari separati.
Speravamo nei giurati Emmanuel Carrère e Sean Baker, lo scrittore di "Limonov" e il regista di "Un sogno chiamato Florida", per una campagna a favore dei due titoli che pur parlando di miseria e desolazione si facevano guardare senza bisogno di pizzichi per tenersi svegli. L’americano "Diane" di Kent Jones e il britannico "Ray & Liz" di Richard Billingham, che ha avuto solo una menzione speciale (come se lo avessero scoperto quando i giochi erano già fatti).
Premio per l’attrice a Andra Guti, la ragazzina antipatica e manipolatrice nel film del rumeno Rudu Munteanu (non era esente da difetti, ma almeno era una donna parlante, meglio della turca "Sibel" che comunica con il linguaggio dei fischi). Premio per l‘attore al coreano KI Joobong per "Gangbyun Hotel", l’albergo sul fiume diretto da Hong Sangsoo. Ovvero: il film prediletto dai cinefili che non si sono fatti incantare dal monumento al (proprio) narcisismo del regista argentino Mariano Llinas: 14 ore sbrodolate su vari generi cinematografici, e mai qualcosa di interessante per il civile spettatore.
Premio speciale della giuria - tutto ideologico - al documentario "M" di Yolande Zauberman: accuse ai rabbini pedofili, autocoscienza di maschi importunati (a ogni angolo di Tel Aviv ne sbuca uno). Il film israeliano che meritava il concorso, e anche un bel Pardo, era "The Dive" di Yona Rozenkier, relegato chissà perché in "Cineasti del presente.
12.08.2018


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