L'Austria ospita la riunione dei leader dell'Unione europea
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I populisti con May...
ma a proprio vantaggio
LORETTA NAPOLEONI


Donald Trump ha detto a Theresa May di citare in giudizio l’Unione Europea e Matteo Salvini, il vice primo ministro italiano populista, l’ha avvertita di non permettere a Bruxelles di "comportarsi da prepotente". Nelle ultime settimane, il primo ministro britannico ha ricevuto l’inaspettato sostegno di diversi leader populisti. Alcuni di loro, come Matteo Salvini e Sebastian Kurz, il cancelliere austriaco, le hanno letteralmente lanciato un’ancora di salvezza, suggerendo che prenderanno in considerazione negoziati bilaterali con il Regno Unito, aggirando così la Commissione. Alla fine di settembre, l’Austria ha persino accettato di ospitare a Salisburgo una riunione informale dei leader dell’Ue, dove Kurz ha promesso che la Brexit sarà discussa, dando così al primo ministro britannico l’opportunità di rivolgersi agli Stati membri individualmente, senza la mediazione della Commissione e lontano da Bruxelles.
All’inizio di luglio, l’inaspettato appoggio populista ha aiutato la May a sopravvivere a una serissima tempesta politica. Due ministri sostenitori della  Brexit, David Davis, ex segretario di stato per l’uscita dall’Unione europea, e Boris Johnson, il fiammeggiante ministro degli esteri, si sono dimessi accusando il primo ministro di aver costretto il governo ad accettare un piano d’azione per l’uscita dall’Ue che reputavano troppo morbido. È interessante notare che Michel Barnier, il principale negoziatore della Brexit per Bruxelles, ha pensato esattamente il contrario e ha respinto le proposte doganali che costituiscono il fulcro della proposta della May.
Anche se la sopravvivenza di Theresa May e la sua salda presa sul partito conservatore potrebbero non durare a lungo, nei prossimi mesi il primo ministro potrà trarre forza dal fatto che l’Europa populista non è pienamente d’accordo con Bruxelles. È chiaro che i leader populisti europei vedono i negoziati tra Londra e Bruxelles come un laboratorio che potrebbe produrre un nuovo modello di cooperazione economica e politica, un sistema che rifletterà l’equilibrio di potere e le esigenze del presente, non quelle dell’Europa del dopoguerra. Dai negoziati si spera emerga una nuova unione che garantirà maggiore indipendenza ai singoli membri e meno potere ai burocrati euro. In altre parole, credono di poter sfruttare la Brexit a proprio vantaggio. Contro questo scenario, dunque, il Regno Unito non è così isolato come lo è stato all’indomani del referendum, nel giugno 2016. Per questo motivo, il primo ministro può più facilmente contestare il rifiuto della Commissione europea di accettare le sue condizioni e di resistere alla pressione per abbracciare il modello di cooperazione norvegese, che costringerebbe Londra a rimanere nello Spazio economico europeo.
26.08.2018


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