La criminalità "classica" è in crisi, colpi dimezzati
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Calano furti e rapine
grazie alla tecnologia
ANDREA STERN


Furti più che dimezzati nell’arco di soli cinque anni, rapine ai minimi termini. "E la tendenza al ribasso è proseguita anche nei primi otto mesi del 2018", spiega al Caffè il servizio comunicazione della polizia cantonale. Insomma, nonostante un senso d’insicurezza ancora diffuso tra la popolazione, in Ticino si vive tranquilli. Anche rispetto al passato. Un esempio: a inizio secolo si registravano almeno 2.500 furti con scasso all’anno, con un picco di 3.595 nel 2004. L’anno scorso ne sono stati messi a segno "solamente" 1.112. La criminalità tradizionale sembra essere in  crisi. A causa, anche ma non solo, dei nuovi strumenti tecnologici.
"Il calo di furti e rapine non è legato direttamente alla tecnologia - osserva Luca Tenzi, esperto in sicurezza internazionale -, ma è chiaro che la diffusione di sistemi di protezione e telecamere a basso costo hanno reso più facile l’identificazione dei responsabili. E quindi certi tipi di crimini sono diventati meno appetibili". In effetti le statistiche della polizia cantonale indicano che l’anno scorso oltre il 65% delle rapine è stato risolto con l’identificazione degli autori. Cinque anni fa il tasso di "chiarimento", come si dice in statistica, era ancora al 39%. "Lo stesso fenomeno fu riscontrato a Londra alla fine degli Anni ‘90, quando venne estesa la videosorveglianza - nota Tenzi -. In breve tempo il tasso di chiarimento dei reati schizzò alle stelle".
Tuttavia, la tecnologia è un’arma a doppio taglio. Così sostiene Alfredo De Filippo, direttore del master in criminologia della Ludes di Lugano. "Sicuramente ha favorito il calo dei furti - spiega -, cui comunque hanno contribuito anche le nuove tecniche investigative e l’accresciuto livello formativo della polizia ticinese. Ma d’altro canto la tecnologia ha creato un nuovo mercato per la criminalità, quello delle truffe informatiche, che sono in crescita. Sia perché il livello di sicurezza in questo ambito è ancora basso, sia per le  elevate capacità specialistiche degli hacker".
E la tecnologia può aiutare i criminali anche perché troppa gente si comporta in modo poco avveduto, aggiunge Tenzi. "A livello di banche o di grande aziende - afferma l’esperto - i sistemi di protezione sono buoni, solitamente permettono di limitare i danni. Piuttosto, noto sempre più persone che si espongono pericolosamente in rete. Sempre più furti sono commessi grazie alle informazioni che le vittime hanno pubblicato sui social".
C’è poi un altro effetto collaterale della diffusione dei nuovi strumenti tecnologici. "Il crimine si sta indirizzando verso nuovi e più ricchi settori - riprende De Filippo -. Le rapine sono meno numerose ma hanno raggiunto profili di elevatissima specializzazione nelle mani di veri e propri commando dotati di armi e tecniche che farebbero sbiancare i migliori corpi incursori delle forze dell’ordine. La microcriminalità, invece, sempre più spesso entra a far parte del traffico internazionale e locale di stupefacenti, settore sempre più in evoluzione".
Resta il fatto che, sì, il Ticino in questi ultimi anni è diventato più sicuro, nonostante in molti la pensino diversamente. "Ma il senso di insicurezza percepito nella società deve essere slegato dal timore che la singola persona avverte nel poter rimanere vittima della criminalità - sostiene ancora De Filippo -. Il senso di insicurezza va ricercato in tutte le cause che generano ansia per eventuali episodi legati ad ambiti sociali, finanziari e geopolitici che, in modo opprimente, snervante e angosciante le persone vivono nella quotidianità. Per citare il sociologo Zygmunt Bauman concluderei dicendo che la paura è il demone più sinistro tra quelli che si annidano nelle società aperte del nostro tempo. Sono l’insicurezza del presente e l’incertezza del futuro a covare e alimentare la più spaventosa e meno sopportabile delle nostre paure".

astern@caffe.ch
02.09.2018


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