I nuovi retroscena della maxi richiesta di risarcimento
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Il misterioso arabo
e il precetto a Giudici
MAURO SPIGNESI


Un progetto ambizioso, quello della Vrway communication, società lussemburghese con succursale a Lugano. Un progetto tecnologico, tra quotazioni e speranze di successo, che si è lentamente inabissato. Quando, come nelle migliori sceneggiature di un film, sarebbe arrivato il colpo di scena: un misterioso magnate arabo che avrebbe dovuto iniettare soldi freschi per salvare l’azienda in crisi anche per effetto delle "bolle" sui titoli tecnologici, sarebbe sparito. Dopo diverse chiamate si sarebbe scoperto che era morto. Vero, falso? Qui le versioni di chi conosce la storia divergono.
Resta un fatto: sulla fine della società che dal febbraio 2012 all’ottobre 2014 era guidata, in qualità di presidente del consiglio d’amministrazione, dall’ex sindaco di Lugano Giorgio Giudici, resta ancora parecchio da raccontare. L’ultimo capitolo, per ora, è un precetto record da 9 milioni e 124 mila franchi a carico di  Giudici, che da due anni - come ha svelato un servizio di 20 minuti - attende d’essere incassato o annullato, come ha chiesto il legale dell’ex sindaco.
Sul misterioso uomo d’affari Giudici non conferma e non smentisce, anzi, per usare le sue parole, "non dico né sì, né no". Poi, telegrafico, aggiunge: "Il tempo farà venire a galla la verità, tutta la verità su questa vicenda". Una vicenda che, dicono le persone che gli sono state vicine anche quando ha perso lo scettro di re di Lugano, lo ha fatto soffrire molto. E perdere soldi. Tanti. Lui stesso ha ammesso d’aver iniettato nell’azienda diversi milioni, almeno quattro, ha precisato.
Ma per il fiscalista Giovanni Gianola, che ha lanciato per primo la Vrway ed è a capo della Fardafin di Lugano che ha raccolto attorno all’operazione diversi investitori, i contorni della vicenda sarebbero altri. E la sua versione la racconterà nel prossimo numero del Caffè. Gianola ha un ruolo importante in questa storia, perché intanto riportano a lui le società che hanno spedito a Giudici il precetto milionario. E poi perché è stato proprio Gianola a scegliere Giorgio Giudici per rilanciare la società dopo la prima bolla delle start up tecnologiche degli Anni duemila. In pratica, allora, la Vrway communication aveva sviluppato una tecnologia all’avanguardia. E per crescere aveva pensato al Nasdaq, il mercato borsistico elettronico americano. Salvo poi fare rotta sull’Aim Italia, il mercato azionario delle giovani società a forte crescita, dove era stata collocata attraverso Intermonte Sim, un advisor milanese, con una valutazione notevole da 77 milioni di euro.
Nel primo periodo l’operazione aveva funzionato, tanti avevano acquistato le azioni, compresi noti imprenditori di Lugano. La Vrway aveva puntato anche sul mercato cinese, dove sembra stia continuando a lavorare con successo.
Il progetto intuiva e per certi versi anticipava di anni uno dei principali prodotti di Google, Street view. Una fiammata dopo lo sbarco nei listini di Aim Italia. In mezzo, appunto, la speranza di sfondare in un mercato immenso come la Cina. E poi, la sterzata. In negativo. Con un crollo che tuttavia sembrava evitato ai tempi supplementari quando all’orizzonte, in Ticino, era apparsa una cordata di imprenditori con a capo l’importante e misterioso uomo d’affari arabo pronto a tirare fuori decine di milioni da investire. Poi, il fallimento, a maggio sospeso per mancanza di attivo. E alla fine la crisi. Con la resa dei conti.

mspigniesi@caffe.ch
(1 - continua)
02.09.2018


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