Il Plr prende posizione sulle modifiche del piano direttore
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'No a nuovi vincoli
alla libertà economica'
ANDREA STERN


Entro il 2030 si stima che in Ticino verranno creati 5.500 nuovi posti di lavoro. Ma le attuali zone edificabili potrebbero non bastare per coprire il fabbisogno di nuovi spazi dell’economia, secondo il Partito liberale radicale. "Anche perché spesso le zone ancora libere sono di proprietà di aziende che preferiscono tenerle per eventuali ampliamenti futuri anziché cederle alle ditte interessate a insediarsi nel cantone", osserva Sebastiano Gaffuri, vicepresidente del Plrt e coordinatore del gruppo di lavoro che ha redatto la presa di posizione del partito sulle modifiche del Piano direttore cantonale messe in consultazione dal Consiglio di Stato.
Un documento, inviato venerdì al Dipartimento del territorio, con il quale il Plrt saluta positivamente "la rinnovata collaborazione tra il Dipartimento del territorio e il Dipartimento delle finanze e dell’economia in materia di zone lavorative", ma esprime perplessità sulla volontà di garantire lo sviluppo unicamente attraverso l’ottimizzazione dello sfruttamento delle zone già esistenti. "È importante tutelare l’ambiente, ma è altrettanto importante avere riguardo per le esigenze delle aziende - afferma Gaffuri -. Ci vuole un giusto equilibrio, senza preclusioni di sorta".
Invece il Governo, o meglio il Dipartimento del territorio, "sembra avere una grande voglia di introdurre nuovi vincoli e nuove direttive", aggiunge il presidente plrt Bixio Caprara. Un atteggiamento che il partito giudica pericoloso. "Noi vogliamo un’economia forte, capace di generare posti di lavoro qualificati, introiti fiscali e benessere - afferma Caprara -. Ma chiaramente l’economia ha bisogno di spazi".
Per il Partito socialista, che invierà la sua presa di posizione entro fine settembre, le attuali zone artigianali e industriali sono invece più che sufficienti. "Il territorio è saturo e inquinato, la viabilità è al collasso - sottolinea il vicepresidente Ivo Durisch -. Il Ticino non può permettersi di continuare a crescere come ha fatto negli scorsi anni. E non ne ha nemmeno bisogno, se si considera il mercato del lavoro interno". Durisch condivide quindi a grandi linee l’orientamento del Consiglio di Stato. "Le zone edificabili vanno bene così - sostiene -, piuttosto che ampliarle, proviamo a ottimizzarle".
Ma la volontà di impedire un ampliamento delle zone edificabili non è l’unico aspetto che fa storcere il naso al Plrt. "Il Dipartimento del territorio intende introdurre dei criteri di accesso alle zone artigianali e industriali - dice Gaffuri -. Ma non è chiaro quali saranno questi criteri. Il nostro timore, vista l’attuale tendenza, è che si voglia porre dei vincoli sulla percentuale di lavoratori residenti, ad esempio, o sul livello salariale. Aspetti che non c’entrano nulla con la pianificazione del territorio. Non vorremmo che nel Piano direttore vengano infilate norme relative a questioni che andrebbero regolate con altri strumenti". Insomma, no a regole troppo restrittive. "La pianificazione del territorio - insiste Gaffuri - deve indirizzare, non vincolare".  
E come il Plrt, la pensano anche gli imprenditori. "Non siamo contrari a un riordino del territorio, a una definizione più precisa delle zone destinate a certe attività - dice Stefano Modenini, direttore dell’Associazione industrie ticinese (Aiti) -. In passato sono stati fatti tanti errori dal punto di vista pianificatorio e capiamo che oggi il Cantone voglia intervenire. Ma auspichiamo che lo si faccia senza pregiudicare lo sviluppo economico". L’Aiti prenderà ufficialmente posizione nelle prossime settimane. "Cercheremo di dare un orientamento per consentire al parlamento di correggere un po’ la rotta - conclude Modenini -. Il libero insediamento deve essere mantenuto".

a.s.
02.09.2018


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