Tutte le fragilità della "capitale economica" del cantone
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Lugano, un gigante..
ma con i piedi d'argilla
LIBERO D'AGOSTINO


Molte ambizioni e poca liquidità in cassa. Lugano si scopre un gigante con i piedi d’argilla. Alla vigilia dell’apertura della galleria ferroviaria del Ceneri che ne farà il baricentro del Ticino, la città appare paralizzata nei suoi snodi vitali, ferma con gli ambiziosi piani di riqualificazione urbana e priva, soprattutto, di una realistica strategia di rilancio. Dalla cabina di regia in Piazza Riforma non partono più impulsi capaci di ridare almeno una lustratina alla passata Grandeur: in stallo i progetti per l’aeroporto di Agno, soprattutto dopo lo stop di SkyWork Airline pochi giorni dopo aver annunciato i collegamenti tra Agno e Ginevra, un piano viario sempre più contestato e che ha contribuito non poco a devitalizzare il centro cittadino, attività commerciali in stato precomatoso, con la prestigiosa via Nassa ridotta ormai alla Bahnhofstrasse "de noantri", e il fantasmatico polo sportivo a Cornaredo "un progetto nato storto che rischia di finire peggio", ha avvertito il municipale Michele Foletti, inflessibile controllore delle finanze comunali.
Con l’apertura del Lac sembra sia calato il sipario sulla Lugano degli anni d’oro. Certo, non è facile amministrare e far crescere una città quando i conti sono in rosso, e si è dovuto lavorare di lima e raspa per contenere il deficit del 2017 a soli 120 mila franchi. Un bilancio quasi in pareggio, ma zavorrato da un debito pubblico di 629 milioni, vale a dire 9’843 franchi pro capite, molto al di sopra della soglia di sicurezza raccomandata dal Cantone. Dell’epoca ruggente della piazza finanziaria che sino al 2008 riversava al Comune sino a 55 milioni all’anno di gettito fiscale, si è passati ai 14-15 dello scorso anno ed è scomparsa quella ricca clientela italiana che, dopo aver depositato pacchi di contanti in banca, puliti o sporchi che fossero, si riversava allegramente nei 355 negozi e nei 193 ristoranti e caffè della vecchia Lugano.
Ma non è solo una questione di soldi. Oggi la piazza bancaria con i suoi 5.655 posti di lavoro e 830 milioni di stipendi si sta riassettando, il settore fiduciario è cresciuto e nuove attività come il trading delle materie prime, l’ecommerce o la moda assicurano sostanziose entrate per l’erario. Ciò che manca è una guida politica capace di far sognare di nuovo i luganesi e, soprattutto, con la sensibilità necessaria per recepire i segnali che arrivano dalla gente.
"I politici se ne fottono. La perla del Ceresio è ormai scaduta a livello di un paesello della val Pippa", si è sfogato Franco Ambrosetti. L’ex presidente della Camera di Commercio ha plasticamente sintetizzato le lamentele di cittadini, automobilisti, commercianti e ristoratori per un piano viario "fallimentare", che rende difficoltoso l’accesso al centro e ha dato il colpo di grazia ai negozianti, che non possono certo aspettare la nuova rete tram-treno per vedere rivivere la città. Per di più, pensare di trasferire nei nuovi stabili del polo di Cornaredo, sempre che si trovino i soldi per realizzarlo, gli uffici del Comune e, magari, anche quelli della Procura, significherebbe svuotare il nucleo storico di un migliaio di persone, decretandone il declino. "Un’idea devastante", l’ha definita l’ex consigliere nazionale Adriano Cavadini.
È in questo clima politico smorto e senza slanci che languisce anche l’aeroporto di Agno, dopo l’annuncio dei faraonici progetti e il caso SkyWork. Mentre Piazza Riforma tentenna, forse ancora frastornata dai fantasmagorici studi di qualificati esperti che ipotizzavano 9 linee e 375mila passeggeri nel 2026. Tanto parlare e pochi fatti. La triste verità l’ha buttata fuori dai denti l’ex presidente di Lugano Airport Emilio Bianchi: "La commissione della gestione del Consiglio comunale che ha impiegato più di un anno per decidere sul piano di rilancio del Municipio, nonostante le nostre sollecitazioni, non è mai venuta ad Agno per rendersi conto delle difficoltà strutturali in cui si trova lo scalo".
La Grande Lugano si è infiacchita nell’anima e invecchiata nel corpo, con quasi il 30% degli abitanti ultra sessantenni e una natalità in picchiata: lo scorso anno appena 513 nascite a fronte di 708 decessi.

ldagostino@caffe.ch
02.09.2018


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