Il monito contro la 'ndrangheta del sociologo Dalla Chiesa
"Svizzera non immune
si muova la società"
ANDREA BERTAGNI


Avete la ‘ndrangheta in casa, ma non c’è alcun movimento di associazioni e cittadini che si espone in prima fila, che crea informazione, consapevolezza e formazione, che impedisce alle mafie di operare indisturbate", spiega Nando Dalla Chiesa, direttore dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli studi di Milano. Secondo Dalla Chiesa, "è proprio quando l’opinione pubblica è ferma, che le mafie trovano terreno fertile per la loro espansione".
Si spieghi meglio, professore.
"Mafia e ‘ndrangheta sono molto brave a capire quali sono gli ambienti e le persone che possono essere avvicinate. Non sempre ricorroro alla violenza, a volte ci sono rapporti sociali, amicizie, ‘compaesanità’ che aiutano a perseguire i propri obiettivi senza neanche la necessità di dichiararli. Basta un favore che viene reso senza avere la piena consapevolezza di quello che si sta facendo".
Come se tutto fosse normale?
"Sì. Ma se necessario, ricorrono alla violenza. E le vittime, se non c’è una realtà di difesa, un movimento anti mafia, un’associazione sociale, non sanno da chi andare e a volte non capiscono neanche bene cosa sta accadendo".
Cosa nostra e ‘ndrangheta sono presenti in Svizzera, ma non ci sono gli "anticorpi" giusti?
"Al di là del lavoro della magistratura, manca ancora questo meccanismo di difesa sociale. Nel Nord Italia le mafie ci sono da decenni, ma è da poco che si è cominciato a reagire. È necessario che non si esaurisca tutto a un fuoco di paglia, che la resistenza vada avanti anche dopo l’evento eclatante".
Italia a parte, esistono prese di coscienza anche al di fuori dei vostri confini?
"In Germania cominciano a essercene attorno a Berlino con l’associazione ‘mafia nein danke’, qualcosa ma molto più piccolo c’è anche a Düsseldorf e a Monaco di Baviera. In Svizzera sono presenti sensibilità, ma non sono collegate tra di loro: servirebbero leader e istituzioni civili che siano sempre in prima fila. Le mafie sanno lavorare sulle nostre mancanze di memoria e sulle nostre debolezze politiche".
09.09.2018


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