Nel 2017 per la manutenzione si sono investiti 4 milioni
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Ecco quando si spende
per la "cura" dei ponti
CLEMENTE MAZZETTA


Sono circa 1.500 i ponti sulla rete stradale nazionale, a questi si aggiungono 1.600 cavalcavia e 2.000 sottopassaggi. Età media fra i 30 e i 40 anni. In gran parte costruiti prima del 1989, anno in cui sono diventate operative le misure antisismiche. Con una manutenzione costante - sostengono i tecnici dell’Ufficio federale delle strade (Ustra) - possono durare per 70/90 anni. Quelli che versano in una situazione particolarmente critica sarebbero solo una quarantina. Il costo di manutenzione medio è fra i 200 e i 400 milioni l’anno.
Spende decisamente meno il Ticino: il Cantone nel 2017 ha investito circa 4 milioni per ponti, viadotti, sottopassi, attingendo ad un credito quadro di 26 milioni (2015-2019). Si tratta di opere catalogate e monitorate costantemente: 5 le indagini fatte, 12 i progetti di massima, 21 quelli esecutivi messi a punto l’anno scorso. Stando a questi dati, le opere (comprendendo viadotti, ponti, sottopassi, tombini e gallerie) in condizioni buone o accettabili sono il 74%. Deteriorati (ma senza influenza sulla circolazione) il 24%. In cattivo stato 22: l’1,1%. Mentre a livello nazionale si registrano 40  ponti bisognosi di interventi. Sulla base dei risultati delle ispezioni periodiche, l’Ufficio della gestione dei manufatti del Cantone ha programmato gli interventi di manutenzione. Ad esempio nel 2017 ha dichiarato urgenti i lavori di sistemazione del viadotto Piota Negra e delle Fornaci. Fra gli interventi si segnala nel 2017 quello del Ponte sulla Maggia a Mogno (opere per quasi 400mila franchi).
A livello nazionale, nel Vallese il "Ganterbrücke", ponte strallato costruito negli Anni ’70, è stato interamente risanato una decina d’anni fa: costo complessivo 10 milioni. Poco meno della metà di quello che era costato costruirlo, 23 milioni. Era stato progettato da Christian Menn, ingegnere svizzero scomparso recentemente. Il prossimo intervento di sostanza è programmato entro il 2050. Per monitorare i viadotti più arditi, come il ponte sulla Mentue, che ha pilastri alti 115 metri (costato 38 milioni nel 1999), o quello della Biaschina, in Leventina sulla A2, alto 100 metri, costato 30 milioni di franchi nel 1979, si utilizzano anche i droni. La manutenzione è costante: ogni ponte - assicura l’Ufficio federale delle strade dopo la tragedia di Genova - viene riesaminato ogni cinque anni. Per la loro manutenzione si spendono fra i 200 e 400 milioni annui. Assorbono il 20% della manutenzione complessiva delle strade nazionali, 1,4 miliardi. Gli investimenti programmati per la rete delle strade nazionali si attestano quest’anno sui 2,3 miliardi di franchi: 290 milioni sono destinati alla costruzione di nuovi tratti; 1,4 miliardi appunto per le manutenzioni. Da diversi anni per gestire le opere stradali si fa riferimento ad un programma informatico (Kuba) dove si registrano dati, stato d’usura, interventi, condizioni. Il programma valuta grazie ad un algoritmo quando e dove intervenire, secondo criteri tecnici ed economici. Gli interventi sono anche programmati per ridurre al minimo l’impatto sul traffico, pur con l’obiettivo di raggiungere la massima efficienza. Siccome la maggior parte dei ponti (il 90%) è stata costruita in assenza di norme tecniche antisismiche, è stata messa a punto una procedura di valutazione in due fasi per individuare quelli a rischio.
La prima valutazione antisismica dei ponti delle strade nazionali nel 2005 e nel 2006 ha riguardato 4.168 opere (ponti e cavalcavia), 3.368 dei quali (l’81%) sono stati considerati sufficientemente sicuri. I restanti 800 (19%) risultati critici sono stati sottoposti ad una analisi dettagliata con due diversi gradi di priorità: massima per 261, secondaria per gli altri 539 meno a rischio. La verifica approfondita dei 261 ponti si è conclusa nel 2012, quella dei rimanenti 539 l’anno scorso.

c.m.
09.09.2018


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