Dal processo di Bellinzona alle nuove inchieste italiane
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La 'ndragheta adesso
controlla il territorio
ANDREA BERTAGNI


A Bellinzona, al Tribunale penale federale, è in corso il processo contro un uomo di 60 anni, italiano e residente nel canton Berna. È accusato di essere un intermediario delle cosche, in particolare della ‘ndrangheta. A suo carico traffico di armi e droga. E questo accade mentre al di là della frontiera emergono casi inquietanti. Una lettera minatoria a Pierfrancesco Majorino, assessore al welfare del comune di Milano, per esempio. O gli insulti e le minacce di morte, recapitate sempre per lettera, al sindaco di Cusano Milanino, nell’hinterland milanese. L’incendio a sei auto di proprietà̀ del comune di Uboldo in provincia di Varese. È con questi segni di intimidazione e violenza, che non fanno troppo clamore, che le organizzazioni mafiose della Lombardia, spesso collegate con cellule su territorio elvetico, stanno compiendo l’ultimo "salto di qualità": attentare in modo strisciante alle libertà politiche e democratiche. Una strategia registrata a pochi chilometri dal confine con il Ticino, dove già più volte i segnali delle mafie sono stati colti. E dove più di una inchiesta ha fatto scattare l’allarme sulle possibili infiltrazioni delle organizzazioni criminali. Organizzazioni che l’Italia contrasta con strumenti efficaci, come le leggi e i pool di magistrati antimafia ma che in Svizzera, come è stato notare da più parti, non esistono.
Tornando alle mafie al di là del confine, nel 2017 in Lombardia sono stati 28 atti gli intimidatori nei confronti di amministratori locali. Ma non sono mancate anche violenze nei confronti di municipi, uffici e strutture di proprietà comunale. O sono stati distrutti servizi sanitari, idrici, elettrici e del trasporto pubblico. La forma preferita della mafie per intimidire è l’incendio, seguono lettere, biglietti e messaggi minatori, aggressioni fisiche, danneggiamenti di strutture o mezzi, minacce verbali o telefonate minatorie. Scala questa specifica classifica l’utilizzo dei social network.
Significativa è stata l’escalation capitata nel 2016 tra le province di Lecco e Como nel breve volgere di tre mesi. A Pescate (2.100 abitanti) è stata scotennata una testa di maiale e a Sorico (1.200 abitanti) l’auto del sindaco ha preso improvvisamente fuoco, dopo che un incendio aveva danneggiato l’officina meccanica del suo predecessore, dimessosi a seguito della minaccia. Tutto questo quando, a pochi chilometri di distanza, a Castello di Brianza, le forze dell’ordine avevano videoregistrato nel 2014 per la prima volta in Italia il conferimento della dote della Santa, organizzazione di livello superiore in seno alla ‘ndrangheta. Videoregistrazione che faceva parte delle attività di indagine dell’inchiesta Insubria, iniziata nel 2012, che ha condotto in carcere gli esponenti di punta delle locali di ‘ndrangheta di Como e Lecco.
"È la stessa traiettoria identitaria delle mafie che le porta in questa direzione - scrive il professor Nando Dalla Chiesa sull’ultimo rapporto dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli studi di Milano - poiché, anche se molto diffusa è l’idea che la mafia sia ormai "solo" impresa, essa continua in realtà a esssere soprattutto potere: potere alternativo a quello dello Stato".
Non è dunque vero che la mafia opera in Lombardia senza ricorrere alla violenza. La violenza c’è, eccome: "La frequenza degli incidenti o degli attentati esplosivi attraverso cui i clan si manifestano e parlano - dice Dalla Chiesa - cercando di imporre le proprie ambizioni su appalti o su altre pubbliche scelte, per ottenere una decisione favorevole o per scoraggiare atteggiamenti ostili, sono una forma di violenza di cui troppo spesso si sottovaluta l’effetto su un imprenditore, su un commerciante, su un pubblico amministratore". Ma la stessa devastazione di un’auto, costituiscono forme di violenza minore e al tempo stesso efficaci. La mafia evolve, si adatta così velocemente che oggi in Lombardia non risparmia alcun territorio. Anzi, "il fenomeno mafioso è straordinariamente radicato e attivo in diverse province". Ma esso "appare resistente e diffuso con particolare virulenza nelle aree attorno a Pavia e Como".

abertagni@caffe.ch
09.09.2018


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