Le case "chiavi in mano" sempre più richieste dal mercato
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Il Ticino prefabbricato
con le abitazioni 2.0
ANDREA BERTAGNI


Spuntano come funghi. Una dietro l’altra. In cima alla Riviera, così come nel Mendrisiotto e in Vallemaggia. Sono le case prefabbricate, quelle abitazioni per lo più monofamiliari, che si scelgono su un catalogo e, pochi mesi dopo, sono assemblate in quattro e quattr’otto come un Lego. Al posto dei mattoncini, il legno. Dentro hanno tutto. Cucina, bagni, porte, finestre, scale e pavimenti. Chi le sceglie, è attratto da costi e tempi di realizzazione più bassi rispetto alle case tradizionali.
Il settore delle abitazioni in Ticino  naviga a vele spiegate, tra il 2011 e il 2016 sono state costruite 13.490 nuove case, fra prefabbricate e tradizionali. Tanto che il tasso di quelle di proprietà cantonale in pochi anni è salito dal 36,5 al 40% e il loro numero  (240mila mila) è oggi il 5,4% del totale nazionale.
Ma c’è un ma. Almeno sul fronte delle case prefabbricate, che oggi hanno raggiunto un terzo del totale. Accanto a imprese che progettano e assemblano, e hanno la sede nel cantone, altre provengono dall’estero, con tutto il necessario, operai compresi. Niente di illegale, beninteso. Solo che a volte queste ditte non avrebbero un ufficio di riferimento in Ticino. Alcune ce l’hanno... su un furgone. Tutte arrivano con i camion pieni di materiale, montano in fretta e ripartono. A mettere insieme questi prefabbricati non sono manovali da cantiere, ma montatori provenienti per lo più da Germania, Polonia e Romania. Montatori che non sottostanno al contratto collettivo dell’edilizia svizzero e che, se impiegati per ditte estere, sono obbligati a notificarsi alle autorità cantonali.
Tutto bene, dunque? Non proprio. Alcuni operai impiegati da queste aziende estere lavorerebbero oltre le 22. Anche nei giorni festivi. Altri dormirebbero nelle case che stanno costruendo. Abituati a stringere i denti, lavorare senza sosta per tornare il prima possibile a casa. "In effetti in passato siamo intervenuti varie volte nei confronti di queste aziende - spiega Bruno Zarro, ispettore dell’Associazione interprofessionale di controllo (Aic) -. Ultimamente va meglio. Ma se queste segnalazioni sono verosimili, controlleremo più attentamente".
In ballo ci sono grosse cifre d’affari. Secondo una stima, solo la Schwörer Haus, una delle aziende più grandi che opera in Ticino dalla Germania, negli ultimi cinque-sette anni ha costruito 400 nuove case prefabbricate. Calcolando un prezzo minimo di 300mila franchi, fanno 120 milioni di franchi. A questi vanno aggiunti quelli delle imprese più piccole, che sempre negli ultimi cinque-sette anni hanno realizzato una ventina di abitazioni a testa. Naturalmente si tratta calcoli indicativi, ma che fanno capire la portata delle cifre in gioco.
Perché nessuno sa con precisione quante imprese straniere o presunte tali operano in Ticino. Di sicuro tutte piantano chiodo e solo una minima parte, forse il 20%, sono progettate, assemblate e vendute da aziende ticinesi con diversi anni di esperienza alle spalle. Come la Laube di Biasca. "Ci sono zone d’ombra a livello di controlli, siamo preoccupati", afferma Ruben Veronese, responsabile vendita della società biaschese.

an.b.
09.09.2018


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