Una donna a capo di una fiduciaria accusata di riciclaggio
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Lo sportello ticinese
e la 'banca camorrista'
FEDERICO FRANCHINI


Venticinque piccole operazioni. Trasferimenti bancari, generalmente da 5’000 franchi, e discreti prelievi in contanti per un totale di 139’000 franchi. Manovre, per l’accusa, intenzionalmente compiute per vanificare l’accertamento dell’origine del denaro. In altre parole: riciclaggio. È con questa imputazione che, il prossimo 13 settembre, una donna ticinese di 52 anni, dovrà presentarsi di fronte al Tribunale penale federale. Per il procuratore Sergio Mastroianni, che lo scorso 5 aprile ha firmato un decreto d’accusa contro cui è stata fatta opposizione, l’imputata ha compiuto atti di riciclaggio a favore di persone legate a quella che i media hanno definito la "Banca della Camorra". Ossia a quella sorta d’istituto bancario clandestino di Milano, gestito da due esponenti camorristi e dove decine di imprenditori a corto di liquidità ricevevano ingenti prestiti a un interesse del 40%. Prestiti che, una volta rimborsati, venivano trasferiti su conti svizzeri e ungheresi e poi fatti rientrare a Milano per essere rinvestiti.
L’indagine italiana era partita nel 2014 proprio a seguito di una denuncia di un imprenditore. La Direzione distrettuale antimafia di Milano aveva poi avvertito le autorità svizzere perché uno dei complici, Filippo Magnone, specializzato nel riciclaggio, abitava e operava in Ticino. L’uomo, assieme ad altre persone tra cui il fratello Matteo, è stato arrestato nel novembre del 2015 e condannato l’anno dopo a 4 anni di carcere.
L’indagine elvetica, condotta dal Ministero pubblico della Confederazione (Mpc), è stata dapprima aperta contro i Magnone e poi estesa al sottobosco della piazza finanziaria ticinese. Negli scorsi mesi la procura federale ha già condannato tre operatori di cambio con sede a Pregassona e Novazzano, per "carente diligenza in operazioni finanziarie e diritto di comunicazione". In totale hanno cambiato in euro 1,1 milioni di franchi forniti da Filippo Magnone. Il tutto in operazioni inferiori ai 5’000 franchi per agirare in controlli.
La donna che comparirà al Tpf è invece l’amministratrice di una fiduciaria presso cui aveva sede la Nassa Production&Trading Sa, oggi in liquidazione. È proprio un conto "fittiziamente intestato" a questa società, che era stato alimentato con mezzo milione di franchi da Filippo Magnone. Da questo conto, sempre per l’accusa, la donna aveva poi fatto trasferire, con piccoli bonifici, il denaro sui conti aperti presso PostFinance dallo stesso Filippo Magnone, dal fratello e dal padre. Per i magistrati, la donna doveva sapere o presumere, che questi soldi provenivano da un crimine visto che i tre erano già stati condannati in Italia per frode.
09.09.2018


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