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La ricetta di 4 esperti per ridurre la spesa sanitaria
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Longevità troppo cara
ecco come risparmiare
PATRIZIA GUENZI


Viviamo troppo a lungo. Di questo passo, nel giro di qualche anno, il bilancio sanitario nazionale farà crac. Se da un lato un orizzonte di vita potenzialmente più ampio non può che essere visto positivamente, merito soprattutto dei progressi della medicina e della scienza, dall’altro è urgente studiare e valutare un modo per sostenere finanziariamente anche in futuro questa costosissima longevità, a volte di qualità discutibile, fatta anche di numerosi ricoveri in ospedale. E allora, quattro specialisti del Chuv di Losanna e dell’Hug di Ginevra sottolineano l’importanza delle cure palliative geriatriche per far fronte all’invecchiamento della popolazione. In un "libro bianco" - verrà presentato e discusso il 7 novembre a Pully in occasione del Forum Santé - hanno raccolto una decina di raccomandazioni: misure utili per lenire le sofferenze di una persona incurabilmente malata, assicurandole nel contempo la migliore qualità di vita possibile fino alla fine.
Senza arrivare a fissare un prezzo massimo per un anno di vita in più o limitare le cure ai pazienti anziani - come sostiene l’economista della salute Stefan Felder - per gli autori del "libro bianco" serve un sano equilibrio tra i progressi (costosi) della medicina e della scienza e il sempre più sollecitato budget sanitario elvetico. Oltre a proporre dei temi di riflessione, sottolineano l’importanza dell’integrazione delle cure palliative, soprattutto geriatriche, nel sistema salute nazionale. In sostanza, le dieci raccomandazioni poggiano su tre pilastri principali: la necessità di una miglior coordinazione e una riduzione delle ospedalizzazioni nel fine vita, il sostegno alla formazione e alla ricerca e in generale una miglior integrazione delle cure palliative nella società. In altre parole, individuare precocemente i pazienti particolari non oncologici e i loro bisogni; migliorare il coordinamento tra i settori della salute e rinforzare il ruolo delle varie équipe interprofessionali di cure palliative; ridurre le ospedalizzazioni negli ultimi giorni di vita, anche pensando a "case di accompagnamento alla morte" o strutture simili. "Il tema delle cure palliative e quello del fine vita, che non sono la stessa cosa, vanno sicuramente stimolati e approfonditi - osserva il dottor Mattia Lepori, presidente della Commissione etica clinica dell’Ente ospedaliero cantonale -. Sono aspetti che fanno parte della nostra vita e sempre più della medicina".
Su 40 milioni di persone bisognose di cure palliative, l’Organizzazione mondiale della sanità stima che il 39% sono malati cardiovascolari e il 34% hanno un tumore; il 10% soffrono di patologie polmonari croniche, il 6% di Aids e il 5% di diabete. L’86% dei pazienti che avrebbero bisogno di cure palliative non sempre ne beneficia. Oggi in Svizzera numerose persone che ne usufruiscono vengono ricoverate poco prima del decesso, sebbene l’ospedale non sia considerato il luogo ideale per morire. Stando ad un recente studio, il 40-60% dei pazienti in fine vita sono stati ospedalizzati almeno una volta nei tre mesi prima del decesso. La frequenza dei ricoveri tende ad aumentare nel corso delle ultime settimane di vita, in particolare per chi vive ancora a casa, il doppio rispetto a chi sta in un istituto per anziani. Malgrado una buona organizzazione delle cure, in Svizzera quasi il 40% dei pazienti muore in ospedale, il 40% in un istituto per anziani e solo il 20% a domicilio. Secondo gli autori del "libro bianco" serve una discussione più ampia sul rapporto che tutti noi abbiamo con la morte. Ancora troppo poco conosciute, le direttive anticipate permerebbero di spostare la discussione su un altro piano (meno doloroso) rispetto al tema del suicidio assistito. Oltre il 70% degli svizzeri dicono di voler morire a casa, in un ambiente familiare. La realtà purtroppo è un’altra. La maggior parte delle persone in fin di vita muoiono in un letto d’ospedale.

pguenzi@caffe.ch
21.10.2018


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